Galleggio nell’Oceano Pacifico, in particolare tra le Hawaii e la California, e sono nata a causa del gioco delle correnti e dalla potenza del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Le mie dimensioni sono avvolte nella leggenda: qualcuno parla di una superficie come quella del Texas (due volte l’Italia), altri mi descrivono grande come l’India. Qualcuno di voi si chiederà: e la profondità? Tra i 30 e i 40 metri.
Niente male, vero?Sono un’isola di plastica e rifiuti di vario genere ignorata dai più, nascosta e non individuabile neanche da Google Heart.
Di buono c’è che finalmente Patrick Deixonne, membro della Società degli Esploratori Francesi, ha deciso di iniziare una spedizione per tracciare una mappa precisa e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caso più grave di inquinamento marittimo degli ultimi 50 anni. Ma indovinate un po’? Tutti continuano a non saperne nulla, forse sono poco importante, ma si stima che nel 2050 triplicherò le mie dimensioni e vorrei ricordavi che già alla data odierna sono la discarica più grande del mondo!
Non c’è da stupirsi dell’aumento esponenziale del mio volume, in base ai dati della Fao ogni anno finiscono negli oceani 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali circa il 90% sono materie plastiche.
Il problema è noto quindi anche alle Nazioni Unite che hanno sentenziato di recente “ci sono 46 mila oggetti di plastica per ogni miglio quadrato di oceano”, quasi con orgoglio.
Ah dimenticavo, mi chiamano anche “zuppa di plastica”, nome coniato dall’oceanografo americano Charles Moore, il primo che casualmente mi avvistò nel lontano 1997. Una delle mie peculiarità, infatti, è quella di addensarmi e trasformarmi in pezzetti che negli anni diventano sempre più piccoli, coriandoli di plastica che vengono scambiati per cibo da cetacei, uccelli, pesci, tartarughe e provocando così gravi squilibri dell’ecosistema e trappole mortali per gli abitanti dell’Oceano.
Il problema in superficie è alquanto allarmante, ma niente in confronto a ciò che accade nei fondali marini sui quali si deposita circa l’85% dei rifiuti!
Il restante 15%? Da poco ho scoperto di avere altre due sorelle: un’altra isola nel Pacifico Orientale e addirittura una nell’Oceano Atlantico, entrambe di pari dimensioni.
L’allarme dovrebbe essere quindi globale, non credete? Quello che so, per il momento, è che nessun ente privato o pubblico si sta occupando della cosa, la motivazione principale è che sono posta in un lembo di oceano poco frequentato da grandi imbarcazioni o pescherecci, in parole povere sono invisibile.
Il rischio, oltre che per le specie marine, è altissimo anche per il genere umano. Perché? Basti pensare che sostanze come DDT e PCB (policlorobifenili) ingerite da pesci ed affini entrano facilmente nella catena alimentare e da qui raggiungono l’uomo.
Il risultato? Una mela avvelenata da tramandare alle prossime generazioni.
Nella società dell’usa e getta, c’è sempre spazio per la rivoluzione: Ricicla, Riutilizza e PASSAPAROLA!

Di buono c’è che finalmente Patrick Deixonne, membro della Società degli Esploratori Francesi, ha deciso di iniziare una spedizione per tracciare una mappa precisa e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caso più grave di inquinamento marittimo degli ultimi 50 anni. Ma indovinate un po’? Tutti continuano a non saperne nulla, forse sono poco importante, ma si stima che nel 2050 triplicherò le mie dimensioni e vorrei ricordavi che già alla data odierna sono la discarica più grande del mondo!
Non c’è da stupirsi dell’aumento esponenziale del mio volume, in base ai dati della Fao ogni anno finiscono negli oceani 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali circa il 90% sono materie plastiche.
Il problema è noto quindi anche alle Nazioni Unite che hanno sentenziato di recente “ci sono 46 mila oggetti di plastica per ogni miglio quadrato di oceano”, quasi con orgoglio.
Ah dimenticavo, mi chiamano anche “zuppa di plastica”, nome coniato dall’oceanografo americano Charles Moore, il primo che casualmente mi avvistò nel lontano 1997. Una delle mie peculiarità, infatti, è quella di addensarmi e trasformarmi in pezzetti che negli anni diventano sempre più piccoli, coriandoli di plastica che vengono scambiati per cibo da cetacei, uccelli, pesci, tartarughe e provocando così gravi squilibri dell’ecosistema e trappole mortali per gli abitanti dell’Oceano.
Il problema in superficie è alquanto allarmante, ma niente in confronto a ciò che accade nei fondali marini sui quali si deposita circa l’85% dei rifiuti!
Il restante 15%? Da poco ho scoperto di avere altre due sorelle: un’altra isola nel Pacifico Orientale e addirittura una nell’Oceano Atlantico, entrambe di pari dimensioni.
L’allarme dovrebbe essere quindi globale, non credete? Quello che so, per il momento, è che nessun ente privato o pubblico si sta occupando della cosa, la motivazione principale è che sono posta in un lembo di oceano poco frequentato da grandi imbarcazioni o pescherecci, in parole povere sono invisibile.

Il risultato? Una mela avvelenata da tramandare alle prossime generazioni.
Nella società dell’usa e getta, c’è sempre spazio per la rivoluzione: Ricicla, Riutilizza e PASSAPAROLA!
Il sito della spedizione: Il Settimo Continente
La pagina FB dell' Ocean Scientific Logistic
Elisa Zuccari
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