domenica 29 settembre 2013

Monsanto. What else?


Un nome, una rassicurazione. Ad oggi multinazionale americana di biotecnologie agrarie. Fin qui tutto bene. Quello che la maggior parte delle persone non sa è che è una produttrice di sementi transgeniche.
Un po’ di storia.

Famosa all’inizio del ‘900 per essere la maggiore fornitrice di saccarina (prodotto che, secondo 70 diversi studi scientifici, provoca il cancro nei ratti e nei mammiferi), vanillina e caffeina alla Coca Cola. Solo qualche anno più tardi espande oltreoceano il suo impero producendo nientemeno che aspirina e addirittura gomma nei suoi stabilimenti in Galles.

Nei ruggenti anni ’20 inizia a produrre acido solforico, fibre sintetiche e policlorobifenili (PCB), liquidi refrigeranti per trasformatori elettrici. 50 anni più tardi gli Stati Uniti ne vietano la produzione, attribuendo al prodotto il potere nefasto di provocare cancro, malattie del fegato e malattie neurologiche.

Morale della favola, la Monsanto paga i danni risarcendo 600 milioni di dollari agli abitanti di Anniston (Alabama), sede della produzione.
Nel 1941 la Monsanto ha la brillante idea di cominciare a produrre plastica e polistirolo sintetico per imballare gli alimenti. Produzione ancora in corso, nonostante sia classificato quest’ultimo come uno dei cinque prodotti più inquinanti di sempre.

Tra il ’43 e il ’45 si dedicò alla purificazione e produzione di plutonio ed inneschi per armi nucleari.

Nel frattempo, nel 1944 comincia a produrre il DDT, prodotto che uccide le zanzare portatrici di malaria e il più usato come insetticida in agricoltura. Come è noto il DDT provoca, tra le altre cose infertilità e mortalità neonatale. Produzione vietata negli stati uniti dal 1972.

Nel 1945 promuove caldamente l’uso di pesticidi chimici in agricoltura contenenti diossina, elemento che entra con facilità nella catena alimentare depositandosi nel tessuto adiposo degli animali da allevamento. Essa causa problemi al sistema immunitario, di riproduzione e sviluppo.

Negli anni ’60 è protagonista di un atro disastro ambientale ed epocale, comincia a produrre l’Agente Orange, nota arma chimica ampiamente utilizzata nella guerra del Vietnam. Le conseguenze furono disastrose, 400 mila persone uccise e mutilate, 500 mila bambini con difetti alla nascita, 1 milione di persone diversamente abili.
Nello stesso periodo produce fertilizzanti a base di petrolio, dopo aver acquistato una raffineria, con conseguenze devastanti per la terra, che risulta, a distanza di anni, impoverita e non più fertile.
Nel 1965, acquistando la multinazionale farmaceutica GD Searl, cominciò a commercializzare l’aspartame, noto dolcificante non calorico, dichiarato sicuro da 90 Paesi. Solo negli anni ’90 il Dipartimento di Salute e Servizi Sociali degli Stati Uniti pubblica un’inquietante lista dei circa 90 effetti collaterali che provoca questa sostanza sull’essere umano.

Negli anni a seguire produce e vende l’ormone della crescita bovina, iniettato nelle mucche da latte per aumentare la produzione. Ultimamente è stato riscontrato un collegamento tra l’assunzione del latte “geneticamente modificato” e il cancro della mammella, del colon e della prostata.

Torniamo ai giorni nostri. La pluri inquisita Monsanto produce attualmente il 40% delle sementi (rigorosamente OGM) utilizzate nelle culture degli Stati Uniti, ad oggi è un impero industriale con sedi 46 paesi ed un fatturato di 7,5 miliardi annui.

L’unica cosa positiva è che la Monsanto in Europa ha gettato la spugna (si spera). Le sementi della multinazionale non saranno più impiantate nei campi europei!
E gli ambientalisti? Si stanno muovendo già da qualche tempo, organizzando in tutto in mondo marce di protesta contro la Monsanto. Queste iniziative sono state proposte dal gruppo Occupy Monsanto dopo il famoso “Monsanto Protection Act” firmato da Obama lo scorso 26 marzo, che permette al Dipartimento dell’Agricoltura di dare il via libera alla vendita indifferenziata di semi OGM.

La prossima marcia di protesta avverrà il 12 ottobre 2013 in tutto il mondo. Save the date! 

Il sito della protesta:March against Monsanto 
La pagina FB: March against Monsanto 

Elisa Zuccari 

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