domenica 29 settembre 2013

Perché mai andare a Messa?!

Siamo nel terzo millennio e ci sono ancora persone che vanno a Messa?! Un’oretta obbligatoria tutte le domeniche, un insieme di formule, storielle e gesti alle volte davvero incomprensibili… fanno bene quelli che decidono di occupare il tempo in maniera diversa!

Eppure, ancora oggi, quelle stesse persone sono disposte a rinunciare ad una esistenza fatta di sole cose, a lasciare la propria casa e gli affetti più cari, a dare la vita perfino per testimoniare l’amore gratuito di Dio! Uomini e donne coraggiose che hanno deciso di andare controcorrente, di riempire la solitudine dell’animo, quel senso di vuoto profondo non con il successo personale, con l’affermazione del proprio io sul prossimo, con il denaro o altro ma semplicemente affidandosi. Persone che hanno sperimentato nella loro vita l’incontro con Cristo, che non possono fare a meno di condividere ed annunciare questa gioia e che trovano nutrimento e fondamento della loro fede proprio nell’Eucaristia.

Ed è qui che nasce il problema: chi capisce veramente quello che si sta facendo e dicendo durante la celebrazione? Io per prima non nascondo le mie perplessità. Pur essendo battezzata e cresimata e frequentando attivamente la parrocchia avverto l’esigenza di saperne di più. Molto spesso il catechismo non basta, perché si è molto giovani e poco consapevoli e perché talvolta ci si va, più adulti, più per assecondare una tradizione che per una reale convinzione. Una difficoltà comune, ben nota a don Ricardo Reyes, alla quale ha voluto dare una risposta con il libro Lettere tra cielo e terra (edito da Cantagalli). Non un trattato di teologia ma dodici lettere che, attraverso brani dell’Antico e del Nuovo Testamento ed episodi personali, provano a spiegare, con un linguaggio semplice ma preciso, perché, per essere cristiani, è necessario andare a Messa. Un viaggio alla scoperta del significato profondo di quei gesti, di quelle parole che molto spesso presumiamo di sapere senza in realtà conoscere, della bellezza dell’entrare in relazione con Dio. Un tentativo di fornire gli strumenti per vivere appieno la celebrazione eucaristica e di riunire quella spaccatura tra vita quotidiana e fede.

Il sacerdote panamense scrive all’amico ‘cattolico non praticante’ ma si rivolge a credenti e non “L’intento fondamentale è che tu possa sperimentare, per mezzo di una conoscenza più profonda della Chiesa e delle celebrazioni liturgiche, se c’è una risposta reale alle tue istanze di ricerca esistenziale” per poi proseguire con “Io non ti devo convincere di niente. È il Signore che ti deve toccare il cuore e portarti a scoprire la Sua bellezza”.

Sta a noi, dunque, la libertà di cercare la risposta alle nostre inquietudini, di aprirci all’ascolto e fare silenzio, di farci piccoli, di lasciarci guidare e stupire. La lettura di questo testo sarà forse per alcuni appagamento di un interesse filosofico culturale, per altri un aiuto prezioso e una spinta alla ricerca continua di Dio nella propria vita, come lo è stato per me. “Il cristianesimo è e rimane un’esperienza di vita, o la fai o non la fai. Se non entri nel mare non potrai mai sentire la forza delle onde”.

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