sabato 14 settembre 2013

Impressioni di (11) settembre

Un cileno, un esule - uno dei tanti - vittima del golpe dell’11 settembre 1973, scrive una lettera di cordoglio agli americani, vittime dell’11 settembre 2001. E’ la trama del cortometraggio di Ken Loach, l’undicesima parte di un film dedicato al ricordo del tragico attacco alle Twin Towers. Un film da rivedere almeno una volta all'anno. 
11’09”01 è un film corale, composto da 11 corti di 11 diversi registi, ciascuno della durata di 11 minuti e 9 secondi ed 1 fotogramma: una struttura che spiega il titolo. Tuttavia, l’anniversario dell’attacco al World Trade Centre di New York ha spinto la fantasia degli undici registi provenienti da tutto il mondo ben oltre quel terribile evento. 
Il film non è antiamericano, né concede nulla al terrorismo: ma se dalle storie trasuda pietà per le innocenti vittime di New York, gli 11 episodi invitano a non dimenticare i tanti “11 settembre” che si sono consumati e si consumano in altri luoghi, con migliaia, milioni di morti innocenti, oscuri. 
In 30mila persero la vita in Cile in seguito al golpe orchestrato dal regime sanguinario di Pinochet sostenuto dagli Usa di Nixon. Anche allora i “nemici della libertà” colpirono con gli aerei. Nelle parole di Pablo, uno dei tanti torturati dal regime cileno, il regista Ken Loach racchiude quel filo rosso che unisce i due anniversari, i due martedì 11 settembre che hanno cambiato e distrutto molte vite. 
«Care madri, cari padri e persone care di coloro che sono morti l’11 settembre, sono cileno, vivo a Londra e vorrei dirvi che forse abbiamo qualcosa in comune. I vostri cari sono stati assassinati come lo furono i miei, abbiamo anche la data in comune: l’11 settembre, martedì 11 settembre. Nel 1970 ci furono le elezioni, io avevo 18 anni e votavo per la prima volta. Avevamo un bellissimo sogno: costruire una società in cui tutti potessero condividere il frutto del proprio lavoro, le ricchezze del Paese. Così quel settembre del ’70 andammo tutti a votare e vincemmo. 
C’era il latte e la scuola per i figli, le terre incolte vennero distribuite ai contadini senza terra, le miniere di rame e di carbone e le principali industrie divennero proprietà di tutti noi, per la prima volta nella loro vita le persone avevano una dignità. Ma non sapevamo quanto questo fosse pericoloso. Il vostro segretario di Stato, Henry Kissinger, disse: non vedo come si possa stare fermi a guardare mentre un Paese cade nelle mani dei comunisti grazie all’irresponsabilità del suo stesso popolo. Le nostre scelte democratiche, i nostri voti non erano rilevanti. Il mercato, i profitti sono più importanti della democrazia, il nostro dolore, il vostro dolore furono legalizzati. Il vostro presidente, Nixon, affermò che avrebbe fatto crollare la nostra economia, la Cia ricevette istruzioni di attivarsi per organizzare un’insurrezione militare, un colpo di Stato. Oltre 10 milioni di dollari furono stanziati per sbarazzarsi del nostro presidente, Salvador Allende.
Amici, i vostri leader decisero di distruggerci, provocarono uno sciopero dei trasporti che finì quasi per paralizzare la nostra economia, bloccarono gli scambi delle merci nel nostro Paese creando il caos, si unirono a quanti nel nostro Paese non avevano accettato la nostra vittoria, i vostri dollari foraggiavano gruppi neofascisti che portavano la violenza nelle strade e mettevano bombe nelle fabbriche e nelle centrali elettriche.
Incredibilmente la cosa non funzionò. Nelle elezioni amministrative il consenso popolare addirittura aumentò, e che cosa fecero gli Stati Uniti? L’11 settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro Paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale: Allende, i suoi ministri e consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della Moneda veniva bombardato. Fu assassinato. Fu assassinato martedì, anche da noi accadde un martedì, l’11 settembre del ’73, un giorno che distrusse le nostre vite per sempre. 
Mi spararono ad un ginocchio e poi mi sbatterono la testa contro l’asfalto lurido della strada, me la sbatterono non so quante volte, finché non persi conoscenza. Un giorno in prigione mi issai sulle sbarre della finestra e vidi fuori un amico che veniva trascinato per le braccia, non poteva camminare, gli avevano spezzato le ossa, sanguinava dalle orecchie poi lo assassinarono. Sapemmo dei campi di tortura comandati da ufficiali addestrati nelle scuole militari americane, sapemmo di quelli sbudellati gettati dagli elicotteri in volo, di quelli torturati davanti ai loro figli e alle loro mogli. Sapete che cosa facevano? Collegavano fili elettrici ai genitali, mettevano topi nelle vagine delle donne, addestravano i cani a stuprare le donne. E poi sapemmo della carovana della morte, del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso. 30 mila persone furono assassinate, 30 mila. 
Il vostro ambasciatore in Cile protestò per le torture ma Kissinger replicò: ditegli di non mettersi a fare lezioni di scienze politiche. Il generale Pinochet, che aveva guidato il colpo di Stato, accolse sorridendo il segretario di Stato che si congratulò con lui per il lavoro ben fatto e i dollari ricominciarono a fluire verso il Cile. Mi chiamarono terrorista, mi condannarono al carcere a vita senza processo né difesa, fui rilasciato dopo cinque anni ma dovetti abbandonare il Paese per la sicurezza dei miei amici. 
Ora non posso tornare in Cile anche se ci penso continuamente. Il Cile è la mia casa ma cosa sarebbe dei miei figli? Loro sono nati qui a Londra, non posso condannarli all’esilio come fu per me, non posso farlo ora anche se con tutto il mio cuore vorrei tornare a casa. Sant’Agostino diceva: la speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio, sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle.
Madri, padri e persone care di coloro che sono morti a New York, presto sarà il 29 anniversario del nostro martedì 11 settembre, e il primo anniversario del vostro. Noi vi ricorderemo, spero che voi vi ricordiate di noi, Pablo».
(Raffaella Angelino)

Absolute beginners

Il reportage fotografico dalle Discoteche Laziali di Roma.
I vincitori di "The Voice", Elhaida Dani, Timothy Cavicchini e Veronica De Simone, presentano i loro cd ai fan, dispensano autografi e si concedono per qualche scatto. (Raffaella Angelino)

Accettate tutti e tutte l'invito a diventare autori e autrici del blog. In questo modo i post risulteranno firmati a nome di chi li pubblica.
Raffa... e il restyling del sabato sera

Foto di gruppo

Ritratto semiserio di un autore geniale.

 

MIRKO


Allontanato immediatamente dalle vicinanze di Pierpaolo si trova catapultato, contro la sua volontà, al primo banco. Qui passa le giornate una tantum venendo molestato dai grattini delle sorelle Servidei, spesso e volentieri molestando Raffaella. Si spegne quando la sua penna tic-tac gli viene sostituita con una banalissima e anonima Bic.
Trova comunque il coraggio e la forza di riprendersi, e torna in campo più agguerrito che mai. Aiutato anche dalla sua voce soave ben presto assurge a ruolo di disturbatore ufficiale delle lezioni, rintronando i propri compagni con idiozie pari solo alle promesse elettorali del Berlusca. Per fortuna della classe le baggianate che destina alla totalità degli astanti sono soltanto un terzo di quelle che è costretta ad udire quella pora donna di Raffaella.
Come se non gli bastasse essere ripreso continuamente da tutti i docenti del corso, l’ultimo giorno riesce a togliersi lo sfizio di farsi redarguire anche dal portiere, la cui voce fino ad allora rimaneva ignota.
A breve chiamata a Francesco the Pope per chiedere canonizzazione e beatificazione di Raffaella.

COGLIONE

 

RAFFAELLA

Alla richiesta della tutor di esibire un documento di riconoscimento, estrae dal portafogli la tessera dell’iscrizione all’ordine dei giornalisti. Basterebbe questo per spiegare di che pasta è fatta. Fedele al primo banco, è costretta a sopportare i continui disturbi del suo compagno di banco, senza per questo perdere concentrazione e pazienza. Quest’ultima scompare solo sulla riflessione in merito alla Segreteria.
Quando nell’aula si diffonde un dubbio, sente costantemente addosso gli occhi bramosi di sapere della classe. Spesso e volentieri scavalca, con merito, il ruolo dei formatori.

PROFESSIONALE

 

ALESSANDRO


Il bastian contrario del gruppo. Difende le sue idee a spada tratta noncurante dell’ ”ostilità” e del malcontento della classe. Si erge a difensore della morale sud-americana e a censore del femminismo, specie per quanto riguarda le donne poliziotto. Interpreta magistralmente il ruolo di provocatore sorridente e un po’ beffardo che manda in tilt il sistema nervoso di più di un formatore, Fadda su tutti.
A breve sarà organizzata una gita presso la sua abitazione per ammirare estasiati la ormai celeberrima tendina da bagno.

INCONTENIBILE

 

MATTEO


Basterebbe soffermarsi sulla disposizione dei posti per fargli vincere il premio Eroe del corso. È il più vicino alla finestra, e per questo bombardato costantemente da odori nauseabondi e da un indistinto fracasso infernale il cui solo rumore riconoscibile è la sigla del TG 2 mattutino. La locazione però gli permette di isolarsi il più possibile dalla lezione e dietro i suoi occhiali scruta imperturbabile i-phone e giornali.

MIMETICO

 

DARIA


Faccia da eroina buona della favole. Laureata in Economia si ritrova quasi per caso in un corso di comunicazione frequentato per la totalità da gente laureata in Lettere e che per questo non sa dove l’ordine la disciplina e la costanza mentale siano di casa.
Dopo un primo, breve, periodo d’adattamento si lascia travolgere anche lei dal flusso comunicativo della classe, senza perdere educazione e rispetto. Unica pecca: non gli abbiamo mai visto le braccia.

ADEGUATA

 

ELISA


È in lizza fino all’ultimo con Matteo per il premio Eroe del corso. Ogni giorno la sua sveglia è la prima a suonare in vista del lungo viaggio nella terra di mezzo per raggiungere la sede. Ci prende gusto e per questo decide di raggiungere Via Manlio vattelaapesca nonostante il corso sia a Via Napoleone III.
Rimarranno impressi nella memoria i suoi iniziali “scambi d’opinione” con Pierpaolo. È costretta dal suo vicino di banco a cambiare gusti in materia di caramelle. In cinque mesi cambia taglio 20 volte (che gli donano tutti), facendo interrogare la classe sulla velocità della ricrescita dei suoi capelli, fino a giungere ad una mezza conclusione: inizialmente aveva la parrucca. Salva la classe da due ore di Castelli grazie alle sue slide.

GENEROSA

 

PAOLO


Inizialmente i suoi capelli lunghi coprono i tre quarti del suo viso, lasciandone fortunatamente libera la bocca. Grazie ad essa allieta le giornate della classe tramite la sua risata incontenibile e contagiosa. Viziato dalla sua cara compagna di banco Elisa in tema di caramelle è però costretto a subire la legge del contrappasso che consiste in una drammatica e continuativa violenza fisica perpetuata ai suoi danni, in special modo da Carlotta. I formatori troppo impegnati a parlare di violenza sulle donne e convenzione di Istanbul tacciono però su questo sopruso.
La sua casa è la sede organizzativa del gruppo. Famose le rimpatriate nel suo terrazzo dove, come direbbe “qualcuno”, si beve un po’ troppo vino.

DISPONIBILISSIMO

 

LAURA


Il primo giorno mangia Alessandro perché confonde Palestina e Israele dimostrando immediatamente di avere due palle così. Con il tempo si apre sempre più facendo finire nel dimenticatoio l’idea iniziale che fosse figlia illegittima della Castelli. Pesa su di lei un’assenza di circa due settimane assolutamente ingiustificata nella quale la presenza più forte nell’intera aula è proprio la sua assenza. Chiude il cerchio da dove era partita: mangiando. Questa volta un tiramisù! Compagna di merende.

QUADRATA

 

PIERPAOLO


L’amalgama. Svogliato più di Charlie Brown, simpatico più di Walter Matthau, di cui in un certo senso conserva anche il fascino. Pilastro inamovibile più di quelli del Partenone ateniese, spetta a lui il compito di tenere alto il morale della ciurma. Per la maggior parte del tempo gioca a Ruzzle o traccheggia con il nuovo cellulare tecnologico di cui consuma la batteria per sentire ottima musica (dice lui), cantando e fischiettando, auricolari all’orecchio, davanti agli occhi basiti dei formatori. Sembra non essere mai lì ed invece più spesso di quel che sembri se ne esce con perle di rara saggezza e cultura. Epica la citazione da Tucidide delle due navi ateniesi in viaggio per Mitilene. Incurante dei richiami e reclami che gli vengono dall’intero corpo docente (?) li sbeffeggia con tanto garbo ed ironia che finisce per essere amato anche da loro.
“Mi scusi…ma sulla maglietta ha scritto molto realmente bagnato?”
Sui capelli preferisco tacere.

MATTATORE

 

GIADA


Donna di spessore. Impegnata sul sociale, fautrice della pace e del vivi e lascia vivere, conquista un posto nel mio cuore grazie ad una conversazione su whattsapp di cui ora non posso svelare i contenuti.
Riesce a completare brillantemente la formazione anche se il suo desiderio era quello di un corso esclusivamente condotto dalla Bartolini. Finisce però con un grave rimpianto: non essere mai riuscita ad assaggiare la pizza della direttorA di “Noi donne”.
Non può essere dimenticato il fatto di aver clamorosamente pisciato il suo amato partner per rimanere a bere del buon vino in nostra compagnia.
Unico dato irrisolto: più bella la sua storia fotografica o le foto della sua vacanza?

FOTOGRAFA

 

CHIARA P.


Arrivata con un paio di lezioni di ritardo sembrava aver sbagliato luogo durante la ricerca delle audizioni per la conduzione di un giornale radio.
Per fortuna della classe, indi anche sua, il corso si è svolto in estate e quindi lo spostamento d’aria prodotto dal continuo volteggiare dei suoi capelli ha finito per rivelarsi oltremodo piacevole.
Sempre una parola carina e gentile per gli altri, gli elementi più beceri della classe hanno cercato di corromperla portandola sulla cattiva strada delle parolacce, riuscendo alla fine nel loro intento. Una volta ha detto CAZZO. Giuro.
In quanto a comunicazione, anche lei con Raffaella, avrebbe potuto tranquillamente ottenere la cattedra del corso.
Rimane pietra miliare la sua capacità di mentire, espressa in tutta la sua pienezza durante la valutazione intermedia del corso con la dottoressa Castelli, nella quale si esibisce in una prestazione fono-fonetica degna del miglior zagaia.
Tutti gli dobbiamo qualcosa, perché ha reso le lezioni sulla sicurezza meno pesanti avendo mandato in evidente stato confusionale Scardellato.
Purtroppo il mistero dei pappagalli che volano liberi per casa rimane tutt’ora irrisolto.

GENUINA

 

FEDERICA


Piercing e rasta dietro ai capelli dà l’idea della giovane ribelle. In realtà è una delle più silenti durante le lezioni. Passa però gran parte di esse sbuffando per la chiara rottura di scatole o cercando passatempi alternativi tra cui il preferito rimane senz’altro il torneo di “nomi cose animali città”. Palesa più volte la felicità di essersi trovata in questo gruppo ma ogni volta che le si propone di uscire un impegno previsto o imprevisto la obbliga a dover declinare. Cosciente dei dubbi sempre maggiori intorno alla sua affermazione, dimostra la sua vicinanza col cuore, preparando e mangiando, a casa, un ciambellone in contemporanea con chi stava mangiando un tiramisù da Pompi.
Fuori dagli schemi della multimedialità rifiuta Facebook e Whattsap, e per questo ha tutta la mia stima.
Unica pecca: c’ha il fidanzato della laz…

OSTINATA

 

CHIARA F.


Si sa che le Chiare vanno sempre in coppia, e per questo decidono di presentarsi entrambe lo stesso giorno. A volte sembra un cartoneanimato, ma non è per niente fessa.
Creatrice di un qualcosa che ha condizionato la vita di tutti noi, e che a me l’ha rovinata specie nei giorni di lavoro in cui ho la musica sparata nelle orecchie per 8 ore.
Ha conquistato un posticino nel mio cuore malandato.

AMICA

 

FRANCESCO


Il piccolino del gruppo. Conquista tutti con la sua tenerezza e le sue t-shirt scintillanti. Sempre attento e pronto al confronto, purchè sia su un rapporto paritario. È lui a suggerire e ad organizzare la prima uscita extra-corso grazie al Rainbow Bar.
Informato in maniera egregia ci tiene a puntualizzare e a chiarire esattamente i termini della questione.
Due pecche: la non eccelsa capacità di orientarsi per il centro di Roma e l’eccessiva puntualità fanno sì che si presenti all’appuntamento di San Lorenzo con mezz’ora di anticipo mentre tutti gli atri lo fanno con un’ora di ritardo.

PUNTUALE

 

MARICA


Nel gergo calcistico rispecchierebbe appieno l’acquisto nel mercato riparatore di Gennaio, che serve per puntellare e completare la rosa. È una delle ultime arrivate in ordine cronologico ma la sua capacità di “donna- spogliatoio” la fa inserire immediatamente all’interno del gruppo. Discreta e silenziosa durante l’orario delle lezioni, abbandona almeno in parte questo suo modo d’essere nelle relazioni interpersonali.
Porta purtroppo con sé ancora il peso del sogno adolescenziale infranto: quello di fare la ballerina. Non si spiegherebbe altrimenti il numero spropositato di danzatrici inserito durante le conversazioni whatssappistiche.

LEGGIADRA

 

TANIA


Una delle componenti del duo Servidei, che farebbe crepar d’invidia le Kessler. Seria attenta impeccabile consuma litri e litri d’inchiostro per redigere i suoi appunti che vanno a formare l’antologia omnia del corso. Antologia che, in numero di pagine, supera da sola l’intero corpus di appunti della classe con annessi e connessi fogli di torneo “nomi cose animali città”, promemoria, appunti fancazzistici, ricette culinarie, e chi più ne ha più ne metta, prodotti durante lo svolgimento del corso.
Se nei vostri incubi peggiori verrà a farvi visita un porta-banane, sapete a chi rivolgervi.
Spruzza continuamente risate e serietà.

GEYSER

 

CARLOTTA


Proverbiale la sua costanza nell’assenza. Si difende da queste ignobili e gratuite calunnie affermando di essere una ferrea sostenitrice delle lezioni all’aperto, che frequenta assiduamente lungo tutto il litorale laziale.
Riesce quasi nell’impresa di essere una presenza assolutamente sconosciuta per Scardellato, battendo tutti i record d’assenteismo detenuti dai lavoratori statali.
Accolta con gioia, quasi come una visione, le sue rare presenze sono però macchiate da episodi di violenza selvaggia ai danni dell’indifeso Paolo.
Le sue apparizioni sono così fugaci da muoversi in un sottile limbo tra tangibile e intangibile.
C’è chi giura di aver visto il suo fantasma aggirarsi per i corridoi del Crasform.
Va in parte giustificata perché affetta da una grave patologia: l’Astemismo.

ALEATORIA

 

SIMONA


Guest star. Per sua fortuna è “costretta” ad abbandonare ben presto il corso causa combinazione astrologica perfetta, botta di culo, capacità personale, oceani in piena, fulmini e tempeste. Trova lavoro. Nel breve periodo trascorso al Crasform riesce a farsi ben volere da tutti.
Un po’ per colpa sua, molto per colpa nostra, la si perde un po’ di vista.

FUGACE

martedì 10 settembre 2013

EsCAPE

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.


Lavarsi per togliersi di dosso tutte le scorie dell’ultima giornata. Pulirsi. Rinnovarsi. Con l’aiuto dell’acqua fare scivolare addosso tutte quelle cose che da sole non scivolano. Ansie, paure, irrigidimenti, polvere, fango. Sangue.
 
Studiare per sperare in un domani migliore. Per capire cos’è successo, cosa accadrà. Cosa sta accadendo. Perché ostaggi del terrore e di un minuscolo angolo buio non vadano persi gli sconfinati lidi della passione e della fantasia, che anche il più piccolo degli angoli può contenere. Perché in quell’angolo, qualsiasi sia la sua grandezza, si sostituisca l’ottusità del “dovere” con l’acutezza dei “perché?”, trovando ognun per sé la retta via.
 
Giocare per cercare ancora altri rifugi, immaginando altre strade, altri volti, ma non altri visi. Per dimenticare. Forse per ridere. Per non piangere. Fregandosene degli avvertimenti e delle minacce, per dimostrare il proprio valore, e il proprio volere.
 
Preparare la tavola, per mangiare ovvio. Per parlare. Per ritrovare qualche momento di serenità perduta. Per convivialità, condita da un morso di pace e da un bicchiere di riso. Per nutrire. L’anima. A mezzogiorno, per potersi guardare negli occhi.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.


Chiudere gli occhi per riposarli. Per riposarsi. Per provare se il trucco di magia funzioni realmente. Per provare a non essere più lì. Perché l’aria tersa e fumosa si fa via via sempre più insopportabile.


Dormire, per dormire. Sconnettersi dalla realtà rimanendone ancorati sul fondo. Per non far esplodere la dinamite nella testa. Non evadere, non fuggire. Dormire.

Avere sogni da sognare.


Orecchie per sentire i rumori sordi dei tuoni, o di checchessia. I messaggi radio. Contenitori che vibrano su mensole, che cadono da mensole, che perdono un’ansa. Per sentire l’ansia. Sono urne senza manico. Ulne senza radio. Orecchie per sentire il peso delle cose. La leggerezza e pesantezza del radio.

Ci sono cose da non fare mai.
Né di giorno né di notte,
né per mare né per terra.
Per esempio….
la guerra.






domenica 8 settembre 2013

Tibet

La questione tibetana


  

Nel 2011 la Cina ha festeggiato i 60 anni dell’occupazione del Tibet. Lhasa, la capitale tibetana, è stata addobbata con decorazioni floreali ed è stata chiusa al turismo   per tutto il mese di luglio, per effettuare senza scompigli ne’ disordini le celebrazioni istituzionali.
Il governo cinese sta lentamente logorando il popolo tibetano, negando loro ogni principale diritto umano. In breve tempo questo popolo sarà estinto, infatti l’invasione cinese sta diventando sempre più pressante. Il controllo è totale.
Al popolo cinese sono state offerte sovvenzioni e particolari privilegi nel caso in cui decidessero di trasferirsi in Tibet, come per esempio, viene loro concessa la possibilità di procreare più di un figlio per famiglia, oppure vengono rilasciate con più semplicità le licenze per le aperture di attività commerciali. Uscendo dal centro storico della città di Lhasa, sono in continua espansione ampi quartieri moderni popolati da comunità cinesi. Oramai nelle scuole primarie viene insegnato solo la lingua cinese e quella inglese; la lingua tibetana viene così sempre più discriminata e rischia di scomparire per sempre. 
Il popolo tibetano è costretto a subìre numerosi soprusi da parte dell’esercito militare cinese; ad esempio, essi sono costantemente sorvegliati e sottomessi e durante tutto l’arco della giornata, truppe di soldati cinesi armate marciano per la città, anche a pochi metri dai luoghi sacri di preghiera. Inoltre, dopo l’esilio del Dalai Lama in India, non è più possibile esporre sue immagini in nessun luogo pubblico, ne’ privato.
La forma di protesta più utilizzata, soprattutto dai monaci, è quella di bruciarsi vivi di fronte i palazzi di potere del governo cinese ma questo non è sufficiente a cambiare le cose, le leggi non cambiano e se le cose continueranno in questo modo, nell’arco di pochi decenni si rischierà la totale estinzione del popolo, della cultura e della lingua tibetana.
Sono, inoltre, anche molto scarsi gli aiuti esterni, da parte di altre nazioni, infatti la solidarietà umana e la fratellanza viene messa in secondo piano, rispetto ai giochi di potere e agli accordi internazionali.
Io sono stato in Tibet ed è stato un viaggio importante, che ha aperto i miei orizzonti e che mi ha dato modo di conoscere una cultura così ricca di sani princìpi.
Porterò sempre rispetto per tutta quella gente che, in parte, ho conosciuto e non dimenticherò mai i loro sguardi così fieri e lungimiranti, intensi e, nello stesso tempo, accoglienti.

Paolo Sirignani






giovedì 29 agosto 2013

Mirko Marotta


Pubblico tra gli ultimi, non per pigrizia ma per furbizia (presunta). Con l'intenzione di redigere un bel pastone delle biografie dei miei illustri colleghi e delle mie illustri colleghe. Ma qui tutti sanno fare tutto, mentre io...
Mirko (con la -k- mi raccomando), 26 anni, una laurea triennale in "Letteratura, scrittura, editoria e giornalismo" ed una magistrale ancora da venire. Tanta voglia di fare, anche se per ora non si è ben capito cosa, tante idee per la testa. Oltre al pressante impegno di tentare di sopravvivere (a cui ahimè sono costretto a dedicare gran parte della giornata)   cerco di trovare un modo per recuperare il   carattere espressivo della lingua ormai soppiantato dalla schizofrenia comunicativa.
Sogni nel cassetto: capitano dell' A.S. Roma, critico letterario, sociolinguista.

martedì 30 luglio 2013

Il Vaticano apre ai matrimoni gay. Tanto Bergoglio non giudica

Presto si potranno celebrare le prime nozze tra persone dello stesso sesso nella Basilica di San Pietro. Due uomini, vestiti in frac, diranno il loro "Sì all’amore eterno" direttamente a Papa Francesco. Tanto lui non giudica.

Sono bastate poche parole del Pontefice per appiccare un fuoco di paglia. Perché di questo si tratta. Ad una domanda sull’omosessualità infatti Bergoglio non ha fatto che confermare la linea della Chiesa Cattolica. <<Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?>>, queste le parole del Papa. Parole che sono state poi ripresentate dalla maggior parte dei media in forma abbreviata solo con <<io non giudico i gay>>. Come se fosse lo stesso. In realtà in questa frase c’è tutta l’essenza discriminatoria della Chiesa Cattolica, che Bergoglio ha riconfermato esplicitamente. L’omosessuale deve infatti cercare il Signore e a questa condizione Bergoglio non giudicherà, con tanto di “se” ad iniziare la frase. Dunque ritorniamo punto a capo: un gay può essere gay nella Chiesa Cattolica, ma sapete cosa deve fare? Rinunciare ai rapporti sessuali e ai propri diritti. Bergoglio ha per caso detto “si al sesso tra due uomini o tra due donne”? O per caso ha parlato di unioni civili, matrimoni e adozioni omogenitoriali? No, ha semplicemente riproposto la vecchia bigotta linea cattolica. Niente di innovativo.

Se magari le televisioni ci iniziassero a presentare Bergoglio per quello che è oggi sapremmo di più sulla sua omofobia. Qualche mese prima della sua elezione al trono papale denunciava:

<<Il popolo argentino dovrà affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può seriamente ferire la famiglia. Si tratta del disegno di legge che permetterà il matrimonio a persone dello stesso sesso. È in gioco quil’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo e privati della loro maturazione umana che Dio ha voluto avvenga con un padre e con una madre. È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori.>>

aggiungendo:

<<Qui pure c’è l’invidia del Demonio, attraverso la quale il peccato entrò nel mondo: un’invidia che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra. Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio>>

e concludendo:

<<Guardiamo a san Giuseppe, a Maria e al Bambino e chiediamo loro con fervore di difendere la famiglia argentinain questo particolare momento. Ricordiamo ciò che Dio stesso disse al suo popolo in un momento di grande angoscia: «Questa guerra non è vostra, ma di Dio». Che ci soccorrano, difendano e accompagnino in questa guerra di Dio>>.

Ho trovato producente riportare le frasi per intero sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Argentina, a differenza di quanto fatto con il “non giudizio” di Bergoglio. Parole come “distruttivo” e “guerra” fanno ben capire di che pasta sia fatto il Papa. E sono dichiarazioni recenti, del marzo 2013.

Ritornando all’intervista del “non giudizio” il Pontefice ha riesumato anche il tema della lobby gay in Vaticano, che qualche settimana fa aveva “scoperto”. Senza scendere nel dettaglio e evitando di analizzare il modo per cui una lobby può essere facilmente usata come capro espiatorio in uno Stato, soprattutto se monarchico assoluto come il Vaticano, è interessante soffermarsi sull’”esistenzialità” stessa della lobby. Bergoglio ha infatti detto che non sa bene ancora come sia composta e strutturata. Ah! bella notizia insomma! Denunciare qualcosa neanche sapendo di cosa si tratti!

Altra affermazione gravissima del Papa, che non abbiamo notato, è stata, riferendosi all’omosessualità,: <<Quando uno si trova perso così va aiutato>>. Perso? Aiutato? Bisogna tornare sulla retta via quindi? E quale sarebbe? Forse Francesco non sa che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha già affermato da tempo come l’omosessualità sia naturale. Non c’è nulla che si è perso. E magari l’aiuto sarebbe proprio la tutela da offrire contro le parole omofobe di Sua Santità!

Fortunatamente poi Bergoglio ha detto che gli omosessuali, essendo fratelli, non vanno discriminati – in realtà ha usato la parola ”emarginati”, ma successivamente è stato smentito, per tornare alla versione originale del catechismo. Magari Bergoglio ci avrebbe dovuto anche spiegare come si fa a non discriminare, sempre seguendo il “Signore”, una coppia che magari sta insieme da 50 anni senza alcun diritto. Oppure una coppia che ha un bambino legalmente figlio di solo uno dei partner, che, se muore, se ne va dritto dritto in orfanotrofio alla faccio dell’altro genitore.

Bergoglio poi ci deve spiegare le sue stesse parole discriminanti sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in Argentina e magari anche quelle di Giovanni Paolo II, che vedeva le unioni gay come cultura della morte. Toh! Proprio quel Giovanni Paolo II che vuole far santo!

C’è da capire che Bergoglio, come dice Aldo Giannulli nel suo libro su Papa Francesco, è un gesuita e il più grande “dono” dei gesuiti è l’ambiguità. Se bussiamo alla porta di un gesuita, dice Giannulli, che non vuole riceverci ci sarà detto: <<Non c’è>>, invece che <<non c’è per te>>. Semplicemente con un omissione, e non una menzogna ce ne andremo contenti. Un episodio simile è accaduto con l’esorcismo che Francesco avrebbe praticato. Lui non ha detto di averlo fatto. Ma neanche di non averlo fatto. La smentita è arrivata solo da altri esponenti della Chiesa. Così chi ha voluto vedere l’esorcismo l’ha visto. Chi non ha voluto non l’ha visto. E tutti contenti. E così chi ha voluto vedere un’apertura sui gay l’ha vista, chi non ha voluto ha letto la frase per intero e non l’ha vista. E di nuovo tutti contenti.

L’ambiguità è la caratteristica principale di Bergoglio. La Chiesa ha bisogno di recuperare fedeli, sia che siano pro-esorcismo, sia che siano contro. Sia che siano omofobi, sia che siano gay friendly. Poco importa se poi nell’enciclica scritta a quattro mani con Ratzinger, la Lumen Fidei, si ribadisca la posizione contraria al matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’importante è apparire in televisione in maniera positiva, far pendere dalle proprie labbra in modo da distogliere l’attenzione sugli scandali, ad esempio, dello IOR. Tanto c’è la lobby gay da incolpare. E in fondo chi sono io per giudicare il Papa?

domenica 21 luglio 2013

Etichette per articoli

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Matteo


lunedì 15 luglio 2013

Raffaella Angelino

Giornalista professionista. Faccio questo dannato mestiere dal 1995. Ho lavorato per alcuni anni al quotidiano "Liberazione" e una vita al settimanale "Rinascita", dove sono stata Caporedattore.
Collaboro con alcune testate e mi diletto con blog, social network e una web radio. Da quando ho iniziato, è cambiato tutto, nella professione e nella mia vita. Anche per questo, non ho mai smesso di studiare.
Vorrei raccontare la pace, ma mi sono trovata molto spesso a dover scrivere di guerra e degli effetti devastanti dei conflitti sulla popolazione civile. Negli ultimi anni sono stata spesso in Libano, Kosovo e Afghanistan, ho avuto esperienze come giornalista "embedded".
L'attività dei giornalisti e delle giornaliste nelle zone di guerra (e la loro protezione) è stata  anche oggetto della mia tesi di laurea in Scienze Politiche.

venerdì 12 luglio 2013

Paolo Sirignani

Sono Paolo, finalmente dopo 2 giorni di tentativi vari, sono riuscito ad entrare nel blog, con l'aiuto di Marica!
Ammetto di essere "poco tecnologico". Mi piace molto il teatro, sotto tutti i punti di vista: sia da spettatore che da addetto ai lavori, infatti ho ricoperto il ruolo sia di aiuto-regìa che di organizzatore generale.
Un altro mio grande interesse, parallelo al teatro è l'arte, ed in particolar modo l'arte contemporanea!

giovedì 11 luglio 2013

Giada Licata

Sono Giada, scrivo testi teatrali, sceneggiature e storie.
Provengo dal mondo del teatro, per il quale ho avuto un colpo di fulmine fin da piccola; il primo amore non si scorda mai! Ma poi è arrivato il cinema e la macchina da presa...
L'arte è la mia vita, in tutte le sue forme e credo sia il mezzo più potente per arrivare alla gente.
Da anni mi interesso di violenza sulle donne e comunicazione di genere.

"Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla" ( Lao Tzu)

Marica Servolini



                       

Sono Marica Servolini e rincorro pensieri. Da quando ho iniziato a parlare non mi sono più fermata. Mi affascina la comunicazione in tutte le sue forme e durante gli anni universitari ho avuto l’opportunità di coltivarla. Una laurea in Lingue in tasca e tante esperienze nel mondo del lavoro mi hanno indirizzato verso il giornalismo di servizio. Mi occupo d'impiego, scambi culturali e studi di genere. 

Daria Conti

Sono Daria, nata e cresciuta a Roma. Laureata in Economia. Curiosità, entusiasmo e capacità di adattamento sono le mie compagne di viaggio. Sono nuova di questo mondo di parole, immagini ed emozioni da “mettere in comune” ma da sempre risucchiata ed ogni giorno più appassionata. 

mercoledì 10 luglio 2013

Laura Mauti

Mi chiamo Laura Mauti. Tecnico in Relazioni politiche internazionali ed europee. Grande interesse per la questione israelo-palestinese, l'Improvvisazione teatrale e la comunicazione in ogni sua parte. Di genere, culturale e politica. Blogger da anni, gestisco un blo di informazione teatrale a Roma romateatro.com e autrice Fanpage. Adoro scrivere, confrontarmi e imparare cose nuove che arricchiscano me e chi ho accanto. . La mia passione per il teatro e la scrittura mi hanno spesso portata ad essere ufficio stampa per compagnie teatrali. Nella vita vorrei essere tante cose ma mi accontenterei della felicità. E di lavorare, ovunque voglia il mondo.

martedì 9 luglio 2013

Francesco Angeli

Sono Francesco Angeli, blogger e comunicatore social.

Mi occupo di politica, casta, Chiesa Cattolica, omofobia e pari opportunità. Mi interesso anche di Unione Europea, sulla quale sono specializzato a livello di studi universitari.

Puoi seguirmi anche su Facebook e su Twitter.

lunedì 8 luglio 2013

venerdì 21 giugno 2013

L'ambiente è dove vivi, fatti furbo, preservalo!

Il Diritto non è il contrario del rovescio

Le furbate

Davanti al vecchio mattatoio, pomeriggio

A sor Ce’, perché m’avete dato appuntamento qui? Ar medesimo posto de l’urtima vorta, prima delle elezioni?
Sora Ida, ste mura grondeno sangue, me piace l’immaggine, quando er popolo arza la testa artre teste cascheno, sta vorta, però, co’ l’arma de la democrazia. E poi, qui venerdì sera prima der voto ho avuto ‘na visione…
Ma porca paletta, sor Ce’, speravo che co la sede vacante armeno i miracoli… raccontate perché se quarcheduno v’ha parlato e ha detto cose ‘nteressanti è la vorta che famo li sordi!
A sora Ida, voi scherzate sempre, ma me potessi ceca’ se quello che ve sto’ pe’ di nun è vero…
A sor Ce’, quei 4 chicchi de vista che ve resteno teneteveli cari, annate avanti…
Di overdose di cultura non è mai morto nessuno