sabato 28 settembre 2013

Scatta Roma Fiction Fest 2013: tra cartoon e episodi inediti

Oggi il via con una giornata dedicata ai più piccoli. Da lunedì le serie più famose.

Non vede crisi il RomaFictionFest. Anche perché l’ingresso è sempre gratuito. Giunta alla VII edizione, la più importante rassegna italiana dedicata alla fiction tv si presenta ricca di appuntamenti, proiezioni e mostre. Ma soprattutto tanti volti nuovi italiani e stranieri pronti a sfilare sul pink carpet dell’Auditorium Parco della Musica di Roma da oggi, sabato 28 settembre a giovedì 3 ottobre.
Novità e qualità sono le parole che caratterizzano l’edizione di quest’anno.
Due le nuove sezioni: una dedicata al web, un laboratorio importante di creatività per giovani talenti; l’altra alle fiction per i ragazzi. Il programma è ricco di contenuti con temi che spaziano dalla rivolta di Jan Palach in Cecoslovacchia, alla legge Merlin, passando per le ramificazioni della criminalità organizzata nella società italiana.

A tutto cartoon
 (in 3D)
Si comincia sabato 28 settembre con una giornata dedicata ai più piccoli. Quando storici cartoni animati come l’Ape Maia e Calimero (in una rinnovata veste in 3D) si alternano con nuove serie della produzione americana come le avvincenti storie di Hulk o le entusiasmanti educative vicende di Dora l’esploratrice.


Spazio alle fiction

Da lunedì 30 settembre spazio alle fiction più famose in Italia e all’estero. C’è “Un posto al sole”, la regina delle serie televisive italiane, che quest’anno festeggia il diciottesimo anno di programmazione. Non mancano le anteprime internazionali come Under the dome, The Americans e Sleepy Hollow e le proiezioni di nuovi episodi di serie cult come Homeland e The Big Bang Theory e di serie web nostrane come The Pills.

Domenica l’inaugurazione


La cerimonia di inaugurazione del Festival ci sarà invece domenica 29 settembre, alla presenza dell’attrice Serena Autieri, volto noto della tv italiana e la madrina di questa edizione. Tra le numerose star della tv nazionale e internazionale ci sono Alessandro Gassman, Stefania Rocca, Rocco Papaleo, Dean Norris, Rachelle Lefèvre.

E due mostre


Oltre alle proiezioni e ai vari appuntamenti, l’Auditorium ospita anche due mostre. Nello Spazio Expo il 29 settembre apre le porte al pubblico “I grandi artigiani della fabbrica dei sogni”. Costumi, parrucche, armature, arredi e gioielli documentano l’opera dei grandi laboratori artigiani italiani. Una sapiente manualità che contribuisce a rendere possibile l'incanto del mondo dello spettacolo.
Nello Spazio Arte, invece, “Ciak si gira in Italia” (a cura di APT e RaiFiction), una mostra che raccoglie gli scatti che mettono in luce il forte legame fra territorio e produzione televisiva e culturale in Italia.
 
Tania Servidei (pubblicato su www.ilsalvagente.it)

"Sci...in acqua!" di Tania Servidei

Reportage fotografico di una performance di sport estremo in Norvegia.
 
 

"Gabbiano, solo." di Tania Servidei

Storia di un gabbiano e del suo desiderio di scoprire il mondo.
 

Sesta di campionato: weekend di calcio con la Roma capolista

Sesta giornata di Serie A al via questo fine settimana. Si parte sabato alle 18 con un “derby del Tirreno” come Genoa-Napoli, per terminare il turno con i due posticipi serali: domenica Roma-Bologna; lunedì Fiorentina-Parma.
Le polemiche sul campionato “spezzatino” trovano, dunque, nuova linfa da una situazione come questa, che vede solo cinque partite su dieci da giocare in contemporanea la domenica pomeriggio. Anche se gli anticipi del sabato di Napoli e Milan sono dovuti agli impegni delle due squadre in Champions League.

Napoli, ancora turn over


Si parte col Napoli che a Genova cercherà il riscatto dopo il pari con la matricola Sassuolo. Come anticipato da Benitez, anche per la sfida di domani (martedì l’impegno con l’Arsenal in Champions), potrebbe far riposare alcuni big. Uno è Marek Hamsik, protagonista di un ottimo inizio di stagione e apparso un pò stanco mercoledì. L’altro potrebbe essere Gonzalo Higuain. Resta da capire chi possa sostituirlo: il nuovo arrivo Zapata è pronto, anche se ancora non ha mai giocato in azzurro.
Per il resto, praticamente certi i rientri di Albiol e Britos con Berhami e Inler davanti la difesa.Torneranno anche Callejon ed Insigne come esterni offensivi.
Nel Genoa, che in casa non ha raccolto più di un pareggio in due partite, mister Liverani va avanti per la sua strada: il 3-5-2. Vrsaljko e Antonini larghi sulle fasce e a centrocampo torna Matuzalem che affiancherà Biondini, preferito a Kucka. In difesa confermato Di Maio per l’infortunato Manfredini.

Le probabili formazioni
Genoa (3-5-2): Perin; Gamberini, Portanova, De Maio; Vrsaliko, Biondini, Lodi, Matuzalem, Antonini; Calaiò, Gilardino
Napoli (4-2-3-1): Reina; Mesto, Britos, Albiol, Armero; Behrami, Inler; Callejon, Hamsik(?), Insigne; Higuain(?)
Arbitro: Damato.

Milan-Samp senza curva


L’altro incontro del sabato (alle 20.45) vedrà il Milan, alle prese con la squalifica di Balotelli, affrontare l’altra genovese, la Sampdoria. Allegri si affiderà ancora una volta all’asse Robinho-Matri con Birsa a supporto. L’attaccante italiano è sotto stretta osservazione, in attesa del suo primo gol in maglia rossonera.

In difesa dovrebbe giocare Constant, a centrocampo Nocerino preferito a Muntari. Nessuna possibilità di turn-over in vista della partita di Champions: il Milan ha gli uomini contati.

Il tutto con il secondo anello della curva sud chiusa ai tifosi per squalifica.

Doriani che si presenterebbero con una unica punta: Gabbiadini, supportato da Sansone e Wszolek schierato a sinistra. L’assenza più pesante è quella di Eder. Ma va menzionato anche lo squalificato Barillà, espulso mercoledì sera e qualche dubbio per capitan Gastaldello.

Probabili formazioni
Milan (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Zapata, Mexes, Constant; Poli, De Jong, Nocerino; Birsa, Matri, Robinho

Sampdoria (3-4-2-1): Da Costa; Gastaldello(?), Palombo, Costa; De Silvestri, Obiang, Krsticic, Regini; Wszolek, Sansone; Gabbiadini
Arbitro: Peruzzo.

Toro-Juve, rientra Tevez


In una giornata che non sembra offrire vere e proprie partite di cartello, spicca il derby “della Mole” (n. 137 in serie A) fra Torino e Juventus, che si disputerà domenica alle 12,30. Entrambi le formazioni arrivano in un buono stato di forma e dovrebbero presentare schieramenti speculari: entrambi con il 3-5-2.
I granata dovrebbero presentare in mediana il terzetto titolare con Vives in regia supportato da Brighi ed El Kaddouri, e in avanti il capocannoniere del momento (5 le reti, al momento), l’ex romanista Cerci, forse affiancato dal rientrante Immobile (febbricitante).
I bianconeri, invece, dovrebbero schierare al centro della difesa il trio Barzagli, Bonucci e Chiellini senza il grande ex della giornata, il difensore Ogbonna. In attacco, il rientro di Tevez affiancato dal montenegrino Vucinic.

I match delle 15


Alle 15 altri cinque match: Atalanta-Udinese, con gli orobici che vengono da quattro sconfitte in cinque partite; Catania- Chievo, con gli etnei in silenzio stampa e, con un solo punto, ultimi in classifica insieme al Sassuolo; Verona- Livorno, due delle squadre sorpresa di questo insolito inizio di campionato, quasi appaiate in classifica (sette punti gli scaligeri, otto per i toscani).

Cagliari-Inter, Milito ancora in panchina


Chiude il pomeriggio di calcio, l’insidiosa trasferta dell’Inter a Cagliari: con i milanesi sorprendentemente al secondo posto e con poche novità per quanto riguarda la formazione.
Dovrebbe andare in campo, infatti, quella che potremmo chiamare la “formazione tipo” di questi prime cinque giornate. Nagatomo e Jonathan sulle corsie laterali, Palacio e Alvarez in avanti, con Milito sempre più in palla, ma in panchina, almeno inizialmente.
Per i sardi l’unico dubbio è in attacco con Ibarbo e Sau certi del posto e in ballottaggio Cossu e Pinilla.

Roma-Bologna senza Maicon


In serata, la capolista Roma, in casa, affronterà il Bologna, terz’ultimo con l’Atalanta. I giallorossi, ancora a punteggio pieno, dovranno affrontare le assenze di Maicon, uscito male dalla trasferta di Genova, oltre ai lungodegenti Destro e Breadley. Il modulo dovrebbe essere, per i romanisti, un 4-3-3 con De Rossi, Strootman e Florenzi in mediana, Totti, Ljajic e Borriello come trio d’attacco. Per i felsinei, Laxalt confermato al centro della squadra, con Kone e diamanti ad ispirare Cristaldo, sostituto di Bianchi.

Lunedì Fiorentina-Parma


Per finire, lunedì sempre alle 20,45, la Fiorentina ospiterà il Parma cercando di rifarsi della sconfitta di Milano con l’Inter. Montella potrà contare di nuovo su Pizzarro, assente in queste ultime due gare, ma dovrà fare a meno di Gomez e Cuadraro.
Pierpaolo Chirico

Chiara Florido

Ciao, mi chiamo Chiara detta “ la piccola” per distinguermi  dalle altre Chiare. Ho 29 anni e sono laureata in Scienze delle Religioni all’ Università  di Roma Tre.  Amo leggere e stare in mezzo ai libri, mi appassiona l’arte, lo sport, la psicologia, la religione, il decoupage…sono una persona curiosa, mi piace sperimentare cose nuove e mettermi alla prova. Ammetto di avere una certa difficoltà con la tecnologia, per fortuna c’è Mirko a darmi ripetizioni con il suo fantastico computer.


Sogno nel cassetto: avere un cassetto.  

Pierpaolo Chirico

Mi chiamo Pierpaolo, vivo a Roma da sempre. Laureato in Lettere e non solo. Nella mia vita ho fatto mille lavori e di mille nature...ma la mia vera passione è sempre stata la storia, sia quella con la S maiuscola che quella di ogni singola persona che sa rendere la sua vita qualcosa con cui rendere piacevole la propria compagnia...

La Genesi secondo Sebastião Salgado

La radice della parola genesi significa “nascita” e racchiude in sé il significato più profondo di “origine”, il principio primo da cui derivano tutte le cose. Genesi è il titolo della mostra fotografica di Sebastião Salgado, uno dei più importanti artisti/documentaristi del nostro tempo.
Lélia Wanick Salgado, moglie del fotografo e curatrice della mostra, spiega il senso di questo progetto, una “ricerca del mondo delle origini, come ha preso forma, si è evoluto, è esistito per millenni prima che la vita moderna accelerasse i propri ritmi e iniziasse ad allontanarci dall’essenza della nostra natura. E’ un viaggio attraverso paesaggi terrestri e marini, alla scoperta di popolazioni e animali scampati all’abbraccio del mondo contemporaneo”.
Questo viaggio inizia nel 2003 con la prima di 32 spedizioni che Salgado pianifica in ogni parte del pianeta, dalle foreste dell’Amazzonia ai deserti dell’Africa, dalle pianure della Russia ai ghiacciai dell’Antartide. Sono poco più di 200 gli scatti, selezionati tra i 10000 realizzati, esposti contemporaneamente nelle principali metropoli mondiali - Londra, Roma, Toronto e Rio de Janeiro – per mostrare al maggior numero possibile di persone gli angoli della Terra rimasti allo stato primordiale, sopravvissuti agli effetti devastanti del progresso tecnologico, la cui esistenza diventa oggi una questione di vitale importanza per il futuro di tutte le specie viventi.
Il risultato di questo lungo e faticoso lavoro è la visione di un nuovo mondo, suddiviso in cinque parti: il Pianeta sud, i Santuari della Natura, le Terre del Nord, l’Africa e l’Amazzonia e il Pantanal.
L’atteggiamento “scientifico” percepito dal visitatore nell’organizzazione del materiale fotografico è solo apparente. Salgado non è uno scienziato, tanto meno un antropologo. Il suo approccio allo spettacolo della natura è quello del curioso e dell’artista. Attraverso l’uso di particolari punti di vista e angolazioni, l’attenzione ad alcuni dettagli, la scelta di realizzare gli scatti in bianco e nero, il fotografo non si limita ad esaltare la bellezza del creato: egli “strappa”i paesaggi, gli animali, gli uomini dalla realtà per ricollocarli in una dimensione atemporale, li trasforma in segni e simboli di un linguaggio universale, li trasforma in monumenti della Natura.
In ogni immagine terra, aria, acqua, l’uomo, interagiscono e si completano a vicenda come elementi di un’opera d’arte, creando forme armoniche e inaspettate. Gli iceberg nel mare di Weddell (penisola Antartica) sono roccaforti in mezzo all’acqua, i Canyon visti dall’alto diventano città di roccia, le vette delle montagne del Sudamerica e i crateri dei vulcani della penisola della Kamchatka, si stagliano nel cielo come cattedrali gotiche. In alcuni scatti il contrasto tra il bianco e il nero è così forte da sembrare delle serigrafie (la veduta della valle di Bighorn Creek), in altri le linee sono così sottili e delicate da ricordare le stampe orientali (rami sui quali riposano i pipistrelli della frutta in Madagascar).
Dai ritratti delle specie viventi, emerge tutta la forza dell’equilibrio tra l’uomo, l’animale e l’ambiente, la necessaria interdipendenza tra le parti. Tanto distante da fotografare intere colonie di pinguini sulle distese ghiacciate dell’Antartico, tanto vicino da poter riflettere la propria immagine nell’occhio di un gigantesco leone marino, Salgado si sofferma per la prima volta sul mondo animale, mostrando al pubblico le specie più rare (giaguaro, procellaria gigante, bue muschiato etc.), alcune a rischio di estinzione (balena australe e babbuino gelada).
Preziose e suggestive sono le immagini delle popolazioni indigene che mantengono incontaminate le loro tradizioni e abitudini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana, i Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale, i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica, le tribù Himba del deserto namibico, le tribù delle più remote foreste della Nuova Guinea. Uomini, donne, bambini, intere tribù, completamente immersi nella Natura, unica fonte di sostentamento e garanzia di sopravvivenza.
Genesi è un grande reportage antropologico globale, un invito a riflettere su cosa è rimasto del legame ancestrale dell’uomo con il suo ambiente e allo stesso tempo un monito a proteggere l’unica vera ricchezza in grado di assicurare la continuità della vita, il nostro pianeta.

venerdì 27 settembre 2013

Ritratto di donna, tra il Pci, la famiglia e una gatta

Non è mai facile parlare di se stesse. E non è facile riuscire a tenere d’occhio tutto quello che accade intorno. E’ come avere due occhi puntati sul mondo e altri due, fissi, sulla propria anima. Monica Granchi, con il suo racconto “Mio nonno era comunista” (Edizioni Effigi, 2013, pagg. 135, 10 euro) ci riesce alla perfezione. Con la sensibilità di chi nella vita si è persa e ritrovata, offre a chi legge queste pagine un ritratto di donna e al tempo stesso di una famiglia, di una società e, perché no, di una classe e di un periodo storico.
Siamo nella Toscana che più rossa non si può (come ci ricorda anche la copertina disegnata da Staino), a Siena, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, con lucide incursioni in un presente senza bussola. Il periodo storico giusto per raccontare il momento di massimo splendore del Pci, la passione della politica e del far politica, le feste dell’Unità, la sezione, il “rigore” e la militanza delle compagne e dei compagni come il nonno materno, figura chiave nell’educazione di una bambina che diventa donna.
Donna tra le donne, tante, e di più generazioni, della famiglia allargata nella quale l’autrice ha vissuto. Presenze importanti, talvolta discrete e delicate, altre volte amorevolmente rivali, che possono condizionare la vita. Come la giovane zia, coetanea, praticamente una sorella. Una confusione di ruoli, di emozioni e sentimenti troppo spesso repressi.
Ma tanto è facile avere una vita piena, di gente, di cose da fare, di passioni, altrettanto è facile sentirla svuotata. Perdere il nonno comunista e gli altri punti di riferimento (ideologici e non), restare senza un lavoro e poi, fare a pezzi il proprio corpo, nel tentativo di farlo scomparire (con l’anoressia, per esempio) o di sottrarlo alle attenzioni del prossimo. «Se ci riuscite, state lontani e basta. La mia vita è così. Vivo in mezzo agli altri, isolata da un’aura che richiama attenzione e respinge il contatto».
Ma se una donna innamorata della sua gatta e straziata dalla sua morte, così legata alla sua storia da metterla in discussione, non ci permette di avvicinare il suo corpo, offre al mondo qualcosa di più prezioso: la sua anima. E consente di toccarla, fino a esserne travolte.
(Raffaella Angelino, pubblicato su giulia.globalist.it)

L'isola che non c'era

Mi presento, mi chiamano “Il Settimo Continente”, “Great Pacific Garbage Patch” per gli amici.
Galleggio nell’Oceano Pacifico, in particolare tra le Hawaii e la California, e sono nata a causa del gioco delle correnti e dalla potenza del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Le mie dimensioni sono avvolte nella leggenda: qualcuno parla di una superficie come quella del Texas (due volte l’Italia), altri mi descrivono grande come l’India. Qualcuno di voi si chiederà: e la profondità? Tra i 30 e i 40 metri.
Niente male, vero?Sono un’isola di plastica e rifiuti di vario genere ignorata dai più, nascosta e non individuabile neanche da Google Heart.
Di buono c’è che finalmente Patrick Deixonne, membro della Società degli Esploratori Francesi, ha deciso di iniziare una spedizione per tracciare una mappa precisa e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caso più grave di inquinamento marittimo degli ultimi 50 anni. Ma indovinate un po’? Tutti continuano a non saperne nulla, forse sono poco importante, ma si stima che nel 2050 triplicherò le mie dimensioni e vorrei ricordavi che già alla data odierna sono la discarica più grande del mondo!
Non c’è da stupirsi dell’aumento esponenziale del mio volume, in base ai dati della Fao ogni anno finiscono negli oceani 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali circa il 90% sono materie plastiche.
Il problema è noto quindi anche alle Nazioni Unite che hanno sentenziato di recente “ci sono 46 mila oggetti di plastica per ogni miglio quadrato di oceano”, quasi con orgoglio.
Ah dimenticavo, mi chiamano anche “zuppa di plastica”, nome coniato dall’oceanografo americano Charles Moore, il primo che casualmente mi avvistò nel lontano 1997. Una delle mie peculiarità, infatti, è quella di addensarmi e trasformarmi in pezzetti che negli anni diventano sempre più piccoli, coriandoli di plastica che vengono scambiati per cibo da cetacei, uccelli, pesci, tartarughe e provocando così gravi squilibri dell’ecosistema e trappole mortali per gli abitanti dell’Oceano.
Il problema in superficie è alquanto allarmante, ma niente in confronto a ciò che accade nei fondali marini sui quali si deposita circa l’85% dei rifiuti!
Il restante 15%? Da poco ho scoperto di avere altre due sorelle: un’altra isola nel Pacifico Orientale e addirittura una nell’Oceano Atlantico, entrambe di pari dimensioni.
L’allarme dovrebbe essere quindi globale, non credete? Quello che so, per il momento, è che nessun ente privato o pubblico si sta occupando della cosa, la motivazione principale è che sono posta in un lembo di oceano poco frequentato da grandi imbarcazioni o pescherecci, in parole povere sono invisibile.
Il rischio, oltre che per le specie marine, è altissimo anche per il genere umano. Perché? Basti pensare che sostanze come DDT e PCB (policlorobifenili) ingerite da pesci ed affini entrano facilmente nella catena alimentare e da qui raggiungono l’uomo.
Il risultato? Una mela avvelenata da tramandare alle prossime generazioni.
Nella società dell’usa e getta, c’è sempre spazio per la rivoluzione: Ricicla, Riutilizza e PASSAPAROLA!

Il sito della spedizione: Il Settimo Continente
La pagina FB dell' Ocean Scientific Logistic

Elisa Zuccari









Con i miei occhi al Rad1 nazionale di Improvvisazione teatrale amatori Tolfa, luglio 2013


Inno al gatto- Carlotta Servidei (musica dei Sigur Rós "Hoppípolla" )


giovedì 26 settembre 2013

Elisa Zuccari

Hola sono Elisa, 28 anni, aspirante grafica pubblicitaria con una laurea in psicologia. Di regola mi definisco(no) la dissidente, mi piace puntualizzare e non lascio niente al caso.
Abito in un piccolo paesino della Valle dell’Aniene e mi interesso di ambiente e politica a livello comunale.
Tutta la mia “giovane” vita è stata accompagnata da un’immensa passione per gli amici a quattro zampe e un grande sogno, come solo un grande amore può concepirlo…un rifugio per animali randagi! Le difficoltà, ahimè, sono sempre dietro l’angolo, ma la tenacia e la pazienza sono due mie ottime armi!
Autoironia e sarcasmo fanno di me una persona capace di ambientarsi facilmente.
Un difetto? Accumulatrice (accumulatora? :-) ) seriale di impegni, lavoretti e..compiti a casa! ;-P :-)

mercoledì 25 settembre 2013

Trentuno anni fa, la strage di Sabra e Shatila

«Furono le mosche a farcelo capire. Erano milioni e il loro ronzio era eloquente quasi quanto l’odore». Così inizia la cronaca del massacro dei palestinesi nei campi profughi di Sabra e Shatila, in Libano che si è consumato nel settembre di 31 anni fa. Il giornalista Robert Fisk fu tra i primi ad entrare nel campo di Shatila alle porte di Beirut il 18 settembre e lo spettacolo che si trovò davanti fu atroce. Era stato uno sterminio di massa, un’atrocità, un crimine di guerra.
Le madri di Sabra e Shatila, sopravvissute alla strage
C’erano donne che giacevano nelle loro case, violentate prima di essere assasinate, bambini con le gole tagliate, file di giovani uomini fucilati dopo essere stati messi al muro per l’esecuzione. C’erano bambini gettati insieme ai mucchi di spazzatura, alle razioni militari lasciate dagli americani, equipaggiamenti israeliani e bottiglie di whisky.
Sono passati 31 anni dal massacro consumato impunemente a Sabra e Shatila tra enormi responsabilità militari e complicità politiche. L’operazione iniziò al tramonto di giovedì 16 settembre e terminò nel primo pomeriggio di sabato 18 settembre. L’esercito israeliano aveva circondato e chiuso ermeticamente i due campi e messo posti di osservazione sui tetti degli edifici dell’area, successivamente trasformata in un’isola violata dalle milizie «falangiste» libanesi che volevano vendicare l’assassinio, avvenuto due giorni prima, del loro leader, Bashir Gemayel. Il numero dei morti non fu mai esattamente accertato, ma si stima intorno ai tremila.
Dal 1982, il dramma è ancora vivo nei sopravvissuti, come quelle donne che ogni anno marciano silenziosamente nei vicoli di Shatila per ricordare i loro cari stringendo vecchie foto tra le mani.
Oggi, l’affollato campo profughi palestinese alle porte di Beirut, polvere su polvere, mattone dopo mattone, filo elettrico su filo elettrico vive in una dignitosa disperazione. Tra quei muri, o quello che ne resta, si respira ancora la guerra e il dolore di quel maledetto settembre dell’82. Un sacrario, voluto fortemente dallo scomparso giornalista del "Manifesto", Stefano Chiarini e dal Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila serba il ricordo delle vittime di una violenza cieca e vigliacca contro i palestinesi, costretti a vivere come profughi, senza casa né diritti, in Libano e in tutto il Medioriente. Uomini e donne, bambini e bambine che non hanno mai messo piede nella loro terra, l’amata Palestina.
In Libano, l'Unrwa (United nations relief and works agency for Palestine refugees) stima che siano 455mila, sparsi in 12 campi profughi, una cifra che rappresenta circa il 10 per cento della popolazione libanese. Una massa di persone che vive ai margini: nei campi, il tasso di disoccupazione supera abbondantemente il 50%. La precarietà accende gli animi e per quanto la maggioranza dei palestinesi si tenga lontana dai conflitti interni al Libano, i campi profughi si ritrovano spesso al centro delle diatribe politiche.
In sostanza, la presenza dei profughi in Libano rimane uno dei nodi più importanti in qualsiasi futura trattativa, sia con gli israeliani, sia con i libanesi. Questioni centrali: il diritto al ritorno e, allo stesso tempo, la necessità di garantire ai rifugiati palestinesi una vita dignitosa in Libano, senza discriminazioni.
(Raffaella Angelino)

venerdì 20 settembre 2013

Carlotta Servidei

Carlotta,
sono esperta in tecniche di scrittura creativa e editing.
Ho la malattia della scrittura fin dall'età di dieci anni e non credo ormai di guarire più.
Sono tendenzialmente una solitaria e scrivo senza fare troppo rumore, a quello ci pensano le parole.
Pubblicazioni e premiazioni a concorsi letterari alle spalle, guardo al futuro nella speranza che la mia passione per lo scrivere possa trasformarsi in un lavoro.

lunedì 16 settembre 2013

Federica Fiorilli

Sono Federica, ho quasi trent'anni e tanti punti interrogativi intorno a me! Ho studiato Letteratura musica e spettacolo all'università La Sapienza di Roma e sono una delle molte disoccupate italiane...nonostante la fierezza di essere riuscita a districarmi nell'immensa giungla accademica.
Finora ho svolto diversi lavori, dai quali ho sempre imparato tanto ma quello che davvero mi ha riempito la vita e mi ha fatto crescere è stato lavorare per molti anni in un’associazione no profit per la non-violenza e partecipare alla vita politica della mia cittadina, in provincia di Roma.
Credo fermamente che il viaggio sia la porta per la conoscenza del mondo, degli altri e di noi stessi, per questo motivo amo viaggiare, incontrare persone e convivere con loro nei luoghi che di volta in volta incrocio sulla mia strada.

Tra le tante cose che devo ancora scoprire c’è l’universo dei social media, al quale però mi sto avvicinando ultimamente, perché non è mai troppo tardi, giusto?

domenica 15 settembre 2013

Dichiarazione d'amore per L'Aquila

Tanti tanti anni fa un mio capo scout mi disse che quando sei innamorato lo capisci subito perché non vedi l'ora di rivedere l'oggetto del tuo desiderio e quando ce l'hai accanto stai bene e nemmeno un temporale potrebbe scalfire il tuo buonumore.
Io L'Aquila la conosco da sempre. E ne sono innamorata. Prima che nascessi, i miei nonni partivano felici verso Campotosto, ospiti degli amici di sempre e così è stato per anni e anni. Il Lago di Campotosto e la grande casa bianca che ancora primeggia, hanno fatto parte delle mie estati da sempre e L'Aquila era il premio ambito. La passeggiata al centro della città era un evento, lo aspettavo sempre.
Vicino casa
Poi si cresce, si cerca di fuggire dalla famiglia e dalle sue abitudini, finché un amore più grande di ogni possibile comprensione non ha legato i miei genitori ad una casa nella splendida Piana di Navelli, dove zafferano e mandorli imperano solennemente colorati. Per noi che non siamo parenti di nessuno lì, per noi che siamo semplicemente innamorati da quarant'anni. Sempre Abruzzo, sempre L'Aquila. E' un filo che non si è mai spezzato, è un amore, una passione.

E' la gioia di vedere L'Aquila la colta e la ricca, la serenità di non sentire rumori di città, la gioia di respirare aria degna di questo nome. Io lo chiamo Paradiso, perché sono certa che il Paradiso, Dio, lo ha immaginato proprio così, copiandolo un giorno che, stanco di cercare, si sedette sul Corno Grande. Il verde dei prati, ogni tanto una chiesetta sul Tratturo, e maestosa la Grande Madre, il Massiccio del Gran Sasso a farti vedere e capire che la maestosità.... oh sì che esiste la maestosità! Si lega a noi con un laccio invisibile, un amore e un rispetto che ha fatto sì che anche mio fratello e la sua sposa decidessero di sposarsi lì, a Bominaco, nello splendido scenario di Santa Maria Assunta. Un pullman di invitati e la sposa sono arrivati dall'Appio Latino per la grande festa!
Nel 2009 io ero capo clan agli scout, quello che è il capo dei ragazzi più grandi, dai 17 ai 20 anni circa. Per Pasqua avevamo idea di andare a L'Aquila, approfittare della mia casa come appoggio e dedicarci a noi, al nostro percorso. Per una disgraziata mancanza di collegamento ferroviario la scelta è poi ricaduta su un luogo più vicino a Roma. Il 7 aprile 2009 alle 8 del mattino accendo il cellulare, per controllare che tutto fosse a posto e senza allarmi. Non so quante chiamate io abbia trovato. Gli sms erano 14.

Dove siete? Cosa è successo? Perché non hai il cellulare acceso? Chiamando a casa le parole di mia madre mi hanno messa in un grande lenzuolo felpato, avvolta dal quale una volta arrivata a Termini ho salutato i ragazzi e sono tornata a casa. Aprendo la porta, le immagini. Sangue, dolore, polvere, delirio, e io che non sentivo nulla. Nessuna emozione. Ero in pausa dalle emozioni. E casa? Come starà casa? Come staranno i vicini? E abbiamo davvero perso il Paradiso? Il coraggio di alzare il telefono non l'abbiamo avuto. Se non cinque giorni dopo. Giorni in cui non potevamo pensare ad altro se non a casa, a loro, ad ogni volto, ad ogni voce.
Un disastro. Chi era riuscito a rispondere al cellulare ci diceva che intorno era un disastro, che casa nostra era su, ma vai a sapere se dentro i pavimenti c'erano ancora!
Siamo riusciti a raggiungere casa, documenti alla mano, solo il 17 aprile. Con la pena e il magone nel cuore. Sull'autostrada noi e gli aiuti. Militari, Vigili del fuoco, ambulanze. E un grande buco nel cuore, nell'anima.

A L'Aquila est c'era il caos, le tende blu, le persone in strada, le tende private rimediate e montate. Ho avuto la sensazione che quello stesso Dio che me l'aveva fatta amare dalla nascita, che mi aveva regalato il Gran Sasso, il profumo della pioggia, il colore dei mille cieli, avesse appoggiato una mano, pesantemente. E dove le dita avevano affondato la materia, le case erano sbriciolate come un biscotto secco a terra calpestato. Accanto, tra un dito a l'altro, case in piedi,coi panni stessi. Per mesi e anni quei panni sono rimasti lì, stesi. L'Eurospin di Bazzano dev'essere stato sotto il pollice.....era andato giù tutto. E Onna, sulla destra. Paganica, San Gregorio a sinistra. Chissà perché si parla ancora solo di Onna, legittimo, per carità, ma poco o niente di San Gregorio, San Demetrio, Santo Stefano di Sessanio e la sua splendida torre medicea ora in briciole, Caporciano, Capestrano, Civita Retenga, Prata d'Ansidonia.

C'è un dolore che ancora accomuna tutte le vittime di questo terremoto. Se gli chiedi come va ti rispondono E come vuoi che vada? Nelle conversazioni, anche le più spensierate, c'è sempre, sempre, un “prima” e un “dopo”.
Il terremoto ha diviso l'esistenza di ognuno. Abbiamo visto gente ridere e promettere, abbiamo visto politici speculare, abbiamo visto inchieste accertare odorini di mafia nella ricostruzione. Sin dall'inizio abbiamo tutti sperato che non venisse strumentalizzata la tragedia, ma già dai giorni del G8 s'era capito che la battaglia era persa. Puoi portare capi di Stato in tour tra le macerie? Puoi permettere che tutti quegli occhi violino il dolore incomprensibile e impensabile di chi ha subito un simile trauma? Cosa ne è stato dello Stato? Per anni sono stata presa per esagerata. A Roma, 100 km più giù, l'informazione dava per certa e in atto la ricostruzione. Io portavo voci di nulla ed eco di pianto.

Non ho fatto foto, non ho mai fatto foto.Per paura che mi scambiassero per chi ancora di domenica viene a farsi le foto davanti alle case diroccate. Ma ho raccontato alla mia cerchia di amici, cercando di far capire che il dolore, lì, è rimasto. Che chi dice “Sono del sud, aspettano che li si aiuti, non si muovono loro” deve essere considerato un demente senza possibilità di essere preso sul serio. Ora, uscite a l'Aquila ovest e andate verso il centro, vi renderete conto che quella città meravigliosa ha ancora gli occhi spaventati e sbarrati.

L'Aquila è una donna profumata ed elegante ora a terra per le tante percosse subite e le ingiurie ricevute dopo. Gli Aquilani e chi è nei dintorni amano ogni grammo della propria terra e stanno rinascendo, nonostante tutto e tutti.

Il profondo rispetto per L'Aquila nasce dall'amore che ho per lei da sempre. Rispetto il suo dolore, rispetto il suo volersi ribellare. Io non vedo cambiamenti. Sento di persone vittime della depressione, di odi, di polveri. Vado in giro per le stradine dei paesi che amo e vedo puntellamenti, prefabbricati, occhi smarriti.
L'Aquila sta tornando a camminare piano piano, ma per favore, siate seriamente consapevoli dell'immensa paura, del profondo dolore, dell'impensabile tragedia.

Dio negli ultimi due anni ha mandato giù tanta neve, perché si vergognava di ciò che non è stato fatto e ha voluto coprire l'onta delle macerie per un po'. Poi i fiori lilla dell'oro prezioso dello zafferano, i mandorli in fiore, il profumo ti rimette al mondo nell'istante del respiro e prendi coraggio ogni giorno, rialzi lo sguardo e dici che forse questo sarà l'anno giusto... in cui i sorrisi torneranno, le macerie saranno portate via e i negozi riapriranno e io, finalmente, potrò tornare alla cioccolateria di Via Navelli, in quella che ancora è l'inaccessibile zona rossa del centro.
Auguratemelo!
Laura Mauti
 Scrivere 'andare a L'Aquila' è una scelta stilistica

sabato 14 settembre 2013

Impressioni di (11) settembre

Un cileno, un esule - uno dei tanti - vittima del golpe dell’11 settembre 1973, scrive una lettera di cordoglio agli americani, vittime dell’11 settembre 2001. E’ la trama del cortometraggio di Ken Loach, l’undicesima parte di un film dedicato al ricordo del tragico attacco alle Twin Towers. Un film da rivedere almeno una volta all'anno. 
11’09”01 è un film corale, composto da 11 corti di 11 diversi registi, ciascuno della durata di 11 minuti e 9 secondi ed 1 fotogramma: una struttura che spiega il titolo. Tuttavia, l’anniversario dell’attacco al World Trade Centre di New York ha spinto la fantasia degli undici registi provenienti da tutto il mondo ben oltre quel terribile evento. 
Il film non è antiamericano, né concede nulla al terrorismo: ma se dalle storie trasuda pietà per le innocenti vittime di New York, gli 11 episodi invitano a non dimenticare i tanti “11 settembre” che si sono consumati e si consumano in altri luoghi, con migliaia, milioni di morti innocenti, oscuri. 
In 30mila persero la vita in Cile in seguito al golpe orchestrato dal regime sanguinario di Pinochet sostenuto dagli Usa di Nixon. Anche allora i “nemici della libertà” colpirono con gli aerei. Nelle parole di Pablo, uno dei tanti torturati dal regime cileno, il regista Ken Loach racchiude quel filo rosso che unisce i due anniversari, i due martedì 11 settembre che hanno cambiato e distrutto molte vite. 
«Care madri, cari padri e persone care di coloro che sono morti l’11 settembre, sono cileno, vivo a Londra e vorrei dirvi che forse abbiamo qualcosa in comune. I vostri cari sono stati assassinati come lo furono i miei, abbiamo anche la data in comune: l’11 settembre, martedì 11 settembre. Nel 1970 ci furono le elezioni, io avevo 18 anni e votavo per la prima volta. Avevamo un bellissimo sogno: costruire una società in cui tutti potessero condividere il frutto del proprio lavoro, le ricchezze del Paese. Così quel settembre del ’70 andammo tutti a votare e vincemmo. 
C’era il latte e la scuola per i figli, le terre incolte vennero distribuite ai contadini senza terra, le miniere di rame e di carbone e le principali industrie divennero proprietà di tutti noi, per la prima volta nella loro vita le persone avevano una dignità. Ma non sapevamo quanto questo fosse pericoloso. Il vostro segretario di Stato, Henry Kissinger, disse: non vedo come si possa stare fermi a guardare mentre un Paese cade nelle mani dei comunisti grazie all’irresponsabilità del suo stesso popolo. Le nostre scelte democratiche, i nostri voti non erano rilevanti. Il mercato, i profitti sono più importanti della democrazia, il nostro dolore, il vostro dolore furono legalizzati. Il vostro presidente, Nixon, affermò che avrebbe fatto crollare la nostra economia, la Cia ricevette istruzioni di attivarsi per organizzare un’insurrezione militare, un colpo di Stato. Oltre 10 milioni di dollari furono stanziati per sbarazzarsi del nostro presidente, Salvador Allende.
Amici, i vostri leader decisero di distruggerci, provocarono uno sciopero dei trasporti che finì quasi per paralizzare la nostra economia, bloccarono gli scambi delle merci nel nostro Paese creando il caos, si unirono a quanti nel nostro Paese non avevano accettato la nostra vittoria, i vostri dollari foraggiavano gruppi neofascisti che portavano la violenza nelle strade e mettevano bombe nelle fabbriche e nelle centrali elettriche.
Incredibilmente la cosa non funzionò. Nelle elezioni amministrative il consenso popolare addirittura aumentò, e che cosa fecero gli Stati Uniti? L’11 settembre i nemici della libertà compirono un atto di guerra contro il nostro Paese. Alle prime luci dell’alba truppe corazzate avanzarono contro il nostro palazzo presidenziale: Allende, i suoi ministri e consiglieri erano all’interno. Allende non fuggì mentre il palazzo della Moneda veniva bombardato. Fu assassinato. Fu assassinato martedì, anche da noi accadde un martedì, l’11 settembre del ’73, un giorno che distrusse le nostre vite per sempre. 
Mi spararono ad un ginocchio e poi mi sbatterono la testa contro l’asfalto lurido della strada, me la sbatterono non so quante volte, finché non persi conoscenza. Un giorno in prigione mi issai sulle sbarre della finestra e vidi fuori un amico che veniva trascinato per le braccia, non poteva camminare, gli avevano spezzato le ossa, sanguinava dalle orecchie poi lo assassinarono. Sapemmo dei campi di tortura comandati da ufficiali addestrati nelle scuole militari americane, sapemmo di quelli sbudellati gettati dagli elicotteri in volo, di quelli torturati davanti ai loro figli e alle loro mogli. Sapete che cosa facevano? Collegavano fili elettrici ai genitali, mettevano topi nelle vagine delle donne, addestravano i cani a stuprare le donne. E poi sapemmo della carovana della morte, del generale che andava di città in città ordinando esecuzioni a caso. 30 mila persone furono assassinate, 30 mila. 
Il vostro ambasciatore in Cile protestò per le torture ma Kissinger replicò: ditegli di non mettersi a fare lezioni di scienze politiche. Il generale Pinochet, che aveva guidato il colpo di Stato, accolse sorridendo il segretario di Stato che si congratulò con lui per il lavoro ben fatto e i dollari ricominciarono a fluire verso il Cile. Mi chiamarono terrorista, mi condannarono al carcere a vita senza processo né difesa, fui rilasciato dopo cinque anni ma dovetti abbandonare il Paese per la sicurezza dei miei amici. 
Ora non posso tornare in Cile anche se ci penso continuamente. Il Cile è la mia casa ma cosa sarebbe dei miei figli? Loro sono nati qui a Londra, non posso condannarli all’esilio come fu per me, non posso farlo ora anche se con tutto il mio cuore vorrei tornare a casa. Sant’Agostino diceva: la speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio, sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle.
Madri, padri e persone care di coloro che sono morti a New York, presto sarà il 29 anniversario del nostro martedì 11 settembre, e il primo anniversario del vostro. Noi vi ricorderemo, spero che voi vi ricordiate di noi, Pablo».
(Raffaella Angelino)

Absolute beginners

Il reportage fotografico dalle Discoteche Laziali di Roma.
I vincitori di "The Voice", Elhaida Dani, Timothy Cavicchini e Veronica De Simone, presentano i loro cd ai fan, dispensano autografi e si concedono per qualche scatto. (Raffaella Angelino)

Accettate tutti e tutte l'invito a diventare autori e autrici del blog. In questo modo i post risulteranno firmati a nome di chi li pubblica.
Raffa... e il restyling del sabato sera

Foto di gruppo

Ritratto semiserio di un autore geniale.

 

MIRKO


Allontanato immediatamente dalle vicinanze di Pierpaolo si trova catapultato, contro la sua volontà, al primo banco. Qui passa le giornate una tantum venendo molestato dai grattini delle sorelle Servidei, spesso e volentieri molestando Raffaella. Si spegne quando la sua penna tic-tac gli viene sostituita con una banalissima e anonima Bic.
Trova comunque il coraggio e la forza di riprendersi, e torna in campo più agguerrito che mai. Aiutato anche dalla sua voce soave ben presto assurge a ruolo di disturbatore ufficiale delle lezioni, rintronando i propri compagni con idiozie pari solo alle promesse elettorali del Berlusca. Per fortuna della classe le baggianate che destina alla totalità degli astanti sono soltanto un terzo di quelle che è costretta ad udire quella pora donna di Raffaella.
Come se non gli bastasse essere ripreso continuamente da tutti i docenti del corso, l’ultimo giorno riesce a togliersi lo sfizio di farsi redarguire anche dal portiere, la cui voce fino ad allora rimaneva ignota.
A breve chiamata a Francesco the Pope per chiedere canonizzazione e beatificazione di Raffaella.

COGLIONE

 

RAFFAELLA

Alla richiesta della tutor di esibire un documento di riconoscimento, estrae dal portafogli la tessera dell’iscrizione all’ordine dei giornalisti. Basterebbe questo per spiegare di che pasta è fatta. Fedele al primo banco, è costretta a sopportare i continui disturbi del suo compagno di banco, senza per questo perdere concentrazione e pazienza. Quest’ultima scompare solo sulla riflessione in merito alla Segreteria.
Quando nell’aula si diffonde un dubbio, sente costantemente addosso gli occhi bramosi di sapere della classe. Spesso e volentieri scavalca, con merito, il ruolo dei formatori.

PROFESSIONALE

 

ALESSANDRO


Il bastian contrario del gruppo. Difende le sue idee a spada tratta noncurante dell’ ”ostilità” e del malcontento della classe. Si erge a difensore della morale sud-americana e a censore del femminismo, specie per quanto riguarda le donne poliziotto. Interpreta magistralmente il ruolo di provocatore sorridente e un po’ beffardo che manda in tilt il sistema nervoso di più di un formatore, Fadda su tutti.
A breve sarà organizzata una gita presso la sua abitazione per ammirare estasiati la ormai celeberrima tendina da bagno.

INCONTENIBILE

 

MATTEO


Basterebbe soffermarsi sulla disposizione dei posti per fargli vincere il premio Eroe del corso. È il più vicino alla finestra, e per questo bombardato costantemente da odori nauseabondi e da un indistinto fracasso infernale il cui solo rumore riconoscibile è la sigla del TG 2 mattutino. La locazione però gli permette di isolarsi il più possibile dalla lezione e dietro i suoi occhiali scruta imperturbabile i-phone e giornali.

MIMETICO

 

DARIA


Faccia da eroina buona della favole. Laureata in Economia si ritrova quasi per caso in un corso di comunicazione frequentato per la totalità da gente laureata in Lettere e che per questo non sa dove l’ordine la disciplina e la costanza mentale siano di casa.
Dopo un primo, breve, periodo d’adattamento si lascia travolgere anche lei dal flusso comunicativo della classe, senza perdere educazione e rispetto. Unica pecca: non gli abbiamo mai visto le braccia.

ADEGUATA

 

ELISA


È in lizza fino all’ultimo con Matteo per il premio Eroe del corso. Ogni giorno la sua sveglia è la prima a suonare in vista del lungo viaggio nella terra di mezzo per raggiungere la sede. Ci prende gusto e per questo decide di raggiungere Via Manlio vattelaapesca nonostante il corso sia a Via Napoleone III.
Rimarranno impressi nella memoria i suoi iniziali “scambi d’opinione” con Pierpaolo. È costretta dal suo vicino di banco a cambiare gusti in materia di caramelle. In cinque mesi cambia taglio 20 volte (che gli donano tutti), facendo interrogare la classe sulla velocità della ricrescita dei suoi capelli, fino a giungere ad una mezza conclusione: inizialmente aveva la parrucca. Salva la classe da due ore di Castelli grazie alle sue slide.

GENEROSA

 

PAOLO


Inizialmente i suoi capelli lunghi coprono i tre quarti del suo viso, lasciandone fortunatamente libera la bocca. Grazie ad essa allieta le giornate della classe tramite la sua risata incontenibile e contagiosa. Viziato dalla sua cara compagna di banco Elisa in tema di caramelle è però costretto a subire la legge del contrappasso che consiste in una drammatica e continuativa violenza fisica perpetuata ai suoi danni, in special modo da Carlotta. I formatori troppo impegnati a parlare di violenza sulle donne e convenzione di Istanbul tacciono però su questo sopruso.
La sua casa è la sede organizzativa del gruppo. Famose le rimpatriate nel suo terrazzo dove, come direbbe “qualcuno”, si beve un po’ troppo vino.

DISPONIBILISSIMO

 

LAURA


Il primo giorno mangia Alessandro perché confonde Palestina e Israele dimostrando immediatamente di avere due palle così. Con il tempo si apre sempre più facendo finire nel dimenticatoio l’idea iniziale che fosse figlia illegittima della Castelli. Pesa su di lei un’assenza di circa due settimane assolutamente ingiustificata nella quale la presenza più forte nell’intera aula è proprio la sua assenza. Chiude il cerchio da dove era partita: mangiando. Questa volta un tiramisù! Compagna di merende.

QUADRATA

 

PIERPAOLO


L’amalgama. Svogliato più di Charlie Brown, simpatico più di Walter Matthau, di cui in un certo senso conserva anche il fascino. Pilastro inamovibile più di quelli del Partenone ateniese, spetta a lui il compito di tenere alto il morale della ciurma. Per la maggior parte del tempo gioca a Ruzzle o traccheggia con il nuovo cellulare tecnologico di cui consuma la batteria per sentire ottima musica (dice lui), cantando e fischiettando, auricolari all’orecchio, davanti agli occhi basiti dei formatori. Sembra non essere mai lì ed invece più spesso di quel che sembri se ne esce con perle di rara saggezza e cultura. Epica la citazione da Tucidide delle due navi ateniesi in viaggio per Mitilene. Incurante dei richiami e reclami che gli vengono dall’intero corpo docente (?) li sbeffeggia con tanto garbo ed ironia che finisce per essere amato anche da loro.
“Mi scusi…ma sulla maglietta ha scritto molto realmente bagnato?”
Sui capelli preferisco tacere.

MATTATORE

 

GIADA


Donna di spessore. Impegnata sul sociale, fautrice della pace e del vivi e lascia vivere, conquista un posto nel mio cuore grazie ad una conversazione su whattsapp di cui ora non posso svelare i contenuti.
Riesce a completare brillantemente la formazione anche se il suo desiderio era quello di un corso esclusivamente condotto dalla Bartolini. Finisce però con un grave rimpianto: non essere mai riuscita ad assaggiare la pizza della direttorA di “Noi donne”.
Non può essere dimenticato il fatto di aver clamorosamente pisciato il suo amato partner per rimanere a bere del buon vino in nostra compagnia.
Unico dato irrisolto: più bella la sua storia fotografica o le foto della sua vacanza?

FOTOGRAFA

 

CHIARA P.


Arrivata con un paio di lezioni di ritardo sembrava aver sbagliato luogo durante la ricerca delle audizioni per la conduzione di un giornale radio.
Per fortuna della classe, indi anche sua, il corso si è svolto in estate e quindi lo spostamento d’aria prodotto dal continuo volteggiare dei suoi capelli ha finito per rivelarsi oltremodo piacevole.
Sempre una parola carina e gentile per gli altri, gli elementi più beceri della classe hanno cercato di corromperla portandola sulla cattiva strada delle parolacce, riuscendo alla fine nel loro intento. Una volta ha detto CAZZO. Giuro.
In quanto a comunicazione, anche lei con Raffaella, avrebbe potuto tranquillamente ottenere la cattedra del corso.
Rimane pietra miliare la sua capacità di mentire, espressa in tutta la sua pienezza durante la valutazione intermedia del corso con la dottoressa Castelli, nella quale si esibisce in una prestazione fono-fonetica degna del miglior zagaia.
Tutti gli dobbiamo qualcosa, perché ha reso le lezioni sulla sicurezza meno pesanti avendo mandato in evidente stato confusionale Scardellato.
Purtroppo il mistero dei pappagalli che volano liberi per casa rimane tutt’ora irrisolto.

GENUINA

 

FEDERICA


Piercing e rasta dietro ai capelli dà l’idea della giovane ribelle. In realtà è una delle più silenti durante le lezioni. Passa però gran parte di esse sbuffando per la chiara rottura di scatole o cercando passatempi alternativi tra cui il preferito rimane senz’altro il torneo di “nomi cose animali città”. Palesa più volte la felicità di essersi trovata in questo gruppo ma ogni volta che le si propone di uscire un impegno previsto o imprevisto la obbliga a dover declinare. Cosciente dei dubbi sempre maggiori intorno alla sua affermazione, dimostra la sua vicinanza col cuore, preparando e mangiando, a casa, un ciambellone in contemporanea con chi stava mangiando un tiramisù da Pompi.
Fuori dagli schemi della multimedialità rifiuta Facebook e Whattsap, e per questo ha tutta la mia stima.
Unica pecca: c’ha il fidanzato della laz…

OSTINATA

 

CHIARA F.


Si sa che le Chiare vanno sempre in coppia, e per questo decidono di presentarsi entrambe lo stesso giorno. A volte sembra un cartoneanimato, ma non è per niente fessa.
Creatrice di un qualcosa che ha condizionato la vita di tutti noi, e che a me l’ha rovinata specie nei giorni di lavoro in cui ho la musica sparata nelle orecchie per 8 ore.
Ha conquistato un posticino nel mio cuore malandato.

AMICA

 

FRANCESCO


Il piccolino del gruppo. Conquista tutti con la sua tenerezza e le sue t-shirt scintillanti. Sempre attento e pronto al confronto, purchè sia su un rapporto paritario. È lui a suggerire e ad organizzare la prima uscita extra-corso grazie al Rainbow Bar.
Informato in maniera egregia ci tiene a puntualizzare e a chiarire esattamente i termini della questione.
Due pecche: la non eccelsa capacità di orientarsi per il centro di Roma e l’eccessiva puntualità fanno sì che si presenti all’appuntamento di San Lorenzo con mezz’ora di anticipo mentre tutti gli atri lo fanno con un’ora di ritardo.

PUNTUALE

 

MARICA


Nel gergo calcistico rispecchierebbe appieno l’acquisto nel mercato riparatore di Gennaio, che serve per puntellare e completare la rosa. È una delle ultime arrivate in ordine cronologico ma la sua capacità di “donna- spogliatoio” la fa inserire immediatamente all’interno del gruppo. Discreta e silenziosa durante l’orario delle lezioni, abbandona almeno in parte questo suo modo d’essere nelle relazioni interpersonali.
Porta purtroppo con sé ancora il peso del sogno adolescenziale infranto: quello di fare la ballerina. Non si spiegherebbe altrimenti il numero spropositato di danzatrici inserito durante le conversazioni whatssappistiche.

LEGGIADRA

 

TANIA


Una delle componenti del duo Servidei, che farebbe crepar d’invidia le Kessler. Seria attenta impeccabile consuma litri e litri d’inchiostro per redigere i suoi appunti che vanno a formare l’antologia omnia del corso. Antologia che, in numero di pagine, supera da sola l’intero corpus di appunti della classe con annessi e connessi fogli di torneo “nomi cose animali città”, promemoria, appunti fancazzistici, ricette culinarie, e chi più ne ha più ne metta, prodotti durante lo svolgimento del corso.
Se nei vostri incubi peggiori verrà a farvi visita un porta-banane, sapete a chi rivolgervi.
Spruzza continuamente risate e serietà.

GEYSER

 

CARLOTTA


Proverbiale la sua costanza nell’assenza. Si difende da queste ignobili e gratuite calunnie affermando di essere una ferrea sostenitrice delle lezioni all’aperto, che frequenta assiduamente lungo tutto il litorale laziale.
Riesce quasi nell’impresa di essere una presenza assolutamente sconosciuta per Scardellato, battendo tutti i record d’assenteismo detenuti dai lavoratori statali.
Accolta con gioia, quasi come una visione, le sue rare presenze sono però macchiate da episodi di violenza selvaggia ai danni dell’indifeso Paolo.
Le sue apparizioni sono così fugaci da muoversi in un sottile limbo tra tangibile e intangibile.
C’è chi giura di aver visto il suo fantasma aggirarsi per i corridoi del Crasform.
Va in parte giustificata perché affetta da una grave patologia: l’Astemismo.

ALEATORIA

 

SIMONA


Guest star. Per sua fortuna è “costretta” ad abbandonare ben presto il corso causa combinazione astrologica perfetta, botta di culo, capacità personale, oceani in piena, fulmini e tempeste. Trova lavoro. Nel breve periodo trascorso al Crasform riesce a farsi ben volere da tutti.
Un po’ per colpa sua, molto per colpa nostra, la si perde un po’ di vista.

FUGACE

martedì 10 settembre 2013

EsCAPE

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.


Lavarsi per togliersi di dosso tutte le scorie dell’ultima giornata. Pulirsi. Rinnovarsi. Con l’aiuto dell’acqua fare scivolare addosso tutte quelle cose che da sole non scivolano. Ansie, paure, irrigidimenti, polvere, fango. Sangue.
 
Studiare per sperare in un domani migliore. Per capire cos’è successo, cosa accadrà. Cosa sta accadendo. Perché ostaggi del terrore e di un minuscolo angolo buio non vadano persi gli sconfinati lidi della passione e della fantasia, che anche il più piccolo degli angoli può contenere. Perché in quell’angolo, qualsiasi sia la sua grandezza, si sostituisca l’ottusità del “dovere” con l’acutezza dei “perché?”, trovando ognun per sé la retta via.
 
Giocare per cercare ancora altri rifugi, immaginando altre strade, altri volti, ma non altri visi. Per dimenticare. Forse per ridere. Per non piangere. Fregandosene degli avvertimenti e delle minacce, per dimostrare il proprio valore, e il proprio volere.
 
Preparare la tavola, per mangiare ovvio. Per parlare. Per ritrovare qualche momento di serenità perduta. Per convivialità, condita da un morso di pace e da un bicchiere di riso. Per nutrire. L’anima. A mezzogiorno, per potersi guardare negli occhi.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.


Chiudere gli occhi per riposarli. Per riposarsi. Per provare se il trucco di magia funzioni realmente. Per provare a non essere più lì. Perché l’aria tersa e fumosa si fa via via sempre più insopportabile.


Dormire, per dormire. Sconnettersi dalla realtà rimanendone ancorati sul fondo. Per non far esplodere la dinamite nella testa. Non evadere, non fuggire. Dormire.

Avere sogni da sognare.


Orecchie per sentire i rumori sordi dei tuoni, o di checchessia. I messaggi radio. Contenitori che vibrano su mensole, che cadono da mensole, che perdono un’ansa. Per sentire l’ansia. Sono urne senza manico. Ulne senza radio. Orecchie per sentire il peso delle cose. La leggerezza e pesantezza del radio.

Ci sono cose da non fare mai.
Né di giorno né di notte,
né per mare né per terra.
Per esempio….
la guerra.






domenica 8 settembre 2013

Tibet

La questione tibetana


  

Nel 2011 la Cina ha festeggiato i 60 anni dell’occupazione del Tibet. Lhasa, la capitale tibetana, è stata addobbata con decorazioni floreali ed è stata chiusa al turismo   per tutto il mese di luglio, per effettuare senza scompigli ne’ disordini le celebrazioni istituzionali.
Il governo cinese sta lentamente logorando il popolo tibetano, negando loro ogni principale diritto umano. In breve tempo questo popolo sarà estinto, infatti l’invasione cinese sta diventando sempre più pressante. Il controllo è totale.
Al popolo cinese sono state offerte sovvenzioni e particolari privilegi nel caso in cui decidessero di trasferirsi in Tibet, come per esempio, viene loro concessa la possibilità di procreare più di un figlio per famiglia, oppure vengono rilasciate con più semplicità le licenze per le aperture di attività commerciali. Uscendo dal centro storico della città di Lhasa, sono in continua espansione ampi quartieri moderni popolati da comunità cinesi. Oramai nelle scuole primarie viene insegnato solo la lingua cinese e quella inglese; la lingua tibetana viene così sempre più discriminata e rischia di scomparire per sempre. 
Il popolo tibetano è costretto a subìre numerosi soprusi da parte dell’esercito militare cinese; ad esempio, essi sono costantemente sorvegliati e sottomessi e durante tutto l’arco della giornata, truppe di soldati cinesi armate marciano per la città, anche a pochi metri dai luoghi sacri di preghiera. Inoltre, dopo l’esilio del Dalai Lama in India, non è più possibile esporre sue immagini in nessun luogo pubblico, ne’ privato.
La forma di protesta più utilizzata, soprattutto dai monaci, è quella di bruciarsi vivi di fronte i palazzi di potere del governo cinese ma questo non è sufficiente a cambiare le cose, le leggi non cambiano e se le cose continueranno in questo modo, nell’arco di pochi decenni si rischierà la totale estinzione del popolo, della cultura e della lingua tibetana.
Sono, inoltre, anche molto scarsi gli aiuti esterni, da parte di altre nazioni, infatti la solidarietà umana e la fratellanza viene messa in secondo piano, rispetto ai giochi di potere e agli accordi internazionali.
Io sono stato in Tibet ed è stato un viaggio importante, che ha aperto i miei orizzonti e che mi ha dato modo di conoscere una cultura così ricca di sani princìpi.
Porterò sempre rispetto per tutta quella gente che, in parte, ho conosciuto e non dimenticherò mai i loro sguardi così fieri e lungimiranti, intensi e, nello stesso tempo, accoglienti.

Paolo Sirignani






giovedì 29 agosto 2013

Mirko Marotta


Pubblico tra gli ultimi, non per pigrizia ma per furbizia (presunta). Con l'intenzione di redigere un bel pastone delle biografie dei miei illustri colleghi e delle mie illustri colleghe. Ma qui tutti sanno fare tutto, mentre io...
Mirko (con la -k- mi raccomando), 26 anni, una laurea triennale in "Letteratura, scrittura, editoria e giornalismo" ed una magistrale ancora da venire. Tanta voglia di fare, anche se per ora non si è ben capito cosa, tante idee per la testa. Oltre al pressante impegno di tentare di sopravvivere (a cui ahimè sono costretto a dedicare gran parte della giornata)   cerco di trovare un modo per recuperare il   carattere espressivo della lingua ormai soppiantato dalla schizofrenia comunicativa.
Sogni nel cassetto: capitano dell' A.S. Roma, critico letterario, sociolinguista.